Uniswap, Standard Chartered vede UNI a 100 dollari entro il 2030
Standard Chartered avvia la copertura su Uniswap e ipotizza UNI a 100 dollari entro il 2030, puntando sulla tokenizzazione di Wall Street.

Uniswap torna al centro del dibattito sulle criptovalute dopo che Standard Chartered ha avviato la copertura sul progetto con una previsione molto aggressiva sul token UNI. The Block ha riportato che la banca vede il token arrivare a 100 dollari entro la fine del 2030, un livello indicato come potenzialmente vicino a quaranta volte i valori recenti. La stima colloca il protocollo tra i possibili beneficiari della prossima fase di integrazione tra finanza tradizionale e infrastrutture decentralizzate.
Decrypt ha indicato che la tesi è stata firmata da Geoff Kendrick, responsabile globale per gli asset digitali di Standard Chartered. Il punto centrale non è soltanto l’uso al dettaglio degli scambi decentralizzati, ma la possibilità che operatori di Wall Street portino su blockchain strumenti finanziari tokenizzati. Kendrick ha paragonato Uniswap a YouTube e Coinbase a Netflix, per distinguere un’infrastruttura aperta da un modello più chiuso e controllato.
Secondo la lettura della banca, la neutralità strutturale di Uniswap sarebbe un elemento decisivo per attirare istituzioni che vogliono collegare asset tokenizzati alla finanza decentralizzata. La logica è che regole di base percepite come stabili possano rendere il protocollo più adatto a integrazioni su larga scala. È lo stesso tema che sta attraversando anche Ethereum, come emerso nella nostra analisi su Wall Street e l’uso reale di ETH.
La previsione di Standard Chartered implica anche un possibile sorpasso relativo rispetto a Bitcoin ed Ethereum nel rendimento atteso, almeno nello scenario delineato dalla banca. Bitcoin scambia a 66.620,61 dollari, in rialzo dell’1,39% nelle ultime 24 ore, mentre il mercato continua a pesare il ruolo degli ETF, della liquidità macro e della domanda istituzionale. Per chi segue il settore, il caso Uniswap rientra nel quadro più ampio della nostra guida al trading di criptovalute, dove l’infrastruttura conta quanto il singolo movimento di prezzo.
Il riferimento a 100 dollari resta comunque una proiezione di lungo periodo, non una fotografia del mercato attuale. Lunedì UNI passava di mano intorno a 2,72 dollari, con un rialzo giornaliero vicino al 9,8%, mentre il massimo storico del token era stato vicino a 45 dollari circa cinque anni fa. La distanza tra questi livelli e il target della banca mostra quanto la previsione dipenda dall’effettiva crescita degli asset tokenizzati e dall’uso istituzionale dei protocolli decentralizzati.
Standard Chartered non è nuova a valutazioni marcate sul settore delle criptovalute. Nei giorni scorsi avevamo segnalato il suo nuovo scenario su BTC nell’approfondimento Standard Chartered rilancia il minimo: BTC guarda a 100.000 dollari, in un mercato ancora dominato dalla lettura dei flussi istituzionali. La novità, in questo caso, è che il focus si sposta da un asset monetario come Bitcoin a un’infrastruttura di scambio decentralizzata.
Il tema della tokenizzazione, inoltre, non riguarda più soltanto ipotesi di laboratorio. Operazioni come quella descritta nella nostra analisi su Securitize e il fondo CLO tokenizzato su Solana mostrano che il collegamento tra strumenti tradizionali e blockchain sta diventando una linea di sviluppo concreta. Se questa traiettoria dovesse accelerare, i protocolli con maggiore liquidità e integrazione potrebbero diventare il punto di accesso naturale per una parte della finanza tradizionale.
Per il mercato, il nodo resta la differenza tra adozione potenziale e valore del token. Uniswap è già una piattaforma di riferimento nella finanza decentralizzata, ma la traduzione di volumi, integrazioni e tokenizzazione in prezzo di UNI dipenderà da variabili ancora aperte. La previsione di Standard Chartered alza l’asticella delle aspettative, ma lascia agli investitori un quadro da monitorare nel tempo, più che una certezza immediata.