Standard Chartered rilancia il minimo: BTC guarda a 100.000 dollari
Standard Chartered segnala un possibile minimo di ciclo per BTC dopo il calo a 59.000 dollari, mentre il prezzo risale e resta il target a 100.000.

Bitcoin prova a stabilizzarsi dopo la caduta verso 59.000 dollari, livello che per Standard Chartered potrebbe aver segnato il minimo del ciclo. La criptovaluta scambia a 63.771,3 dollari, in rialzo dello 0,37% nelle ultime 24 ore, mentre il mercato valuta se il rimbalzo sia solo tecnico o l’avvio di una fase più costruttiva. Bitcoin Magazine ha riportato che Geoff Kendrick, responsabile globale della ricerca sugli asset digitali di Standard Chartered, ha indicato il recente arretramento come possibile punto più basso della correzione.
La flessione è stata descritta come un calo del 53% dal massimo storico di ottobre a 126.000 dollari, un movimento che ha riportato il sentiment su livelli difensivi. La banca britannica mantiene comunque una proiezione ambiziosa: 100.000 dollari entro fine anno, obiettivo che era già stato formulato a febbraio. Il punto centrale della tesi è che la pressione di vendita legata a fattori straordinari stia diminuendo, mentre il quadro macroeconomico potrebbe tornare meno penalizzante per gli asset rischiosi.
Il tema si inserisce in una sequenza di segnali contrastanti già emersi sul mercato. Nei giorni scorsi avevamo segnalato come Standard Chartered vedesse il minimo a 59.000 dollari, ma anche come gli operatori restassero prudenti davanti a indicatori tecnici non ancora pienamente confermativi. Decrypt ha indicato tra i catalizzatori citati da Kendrick anche le aspettative di una possibile distensione tra Stati Uniti e Iran in vista del G7.
Il collegamento passa dal petrolio e dai rendimenti dei Treasury: tensioni energetiche più basse potrebbero ridurre la pressione sui tassi e migliorare l’appetito per il rischio, un tema già emerso nel rimbalzo legato al segnale di tregua tra Usa e Iran. Resta centrale anche il capitolo degli strumenti quotati. Secondo quanto riportato dalle fonti, i deflussi dagli ETF sulla criptovaluta avrebbero superato 5,72 miliardi di dollari dalla seconda settimana di maggio, una delle fasi più pesanti dall’avvio dei prodotti; il quadro è vicino a quello analizzato nel nostro approfondimento sugli investitori degli ETF che resistono ai deflussi.
Per chi segue il mercato con un approccio operativo, il tema rientra anche nella più ampia guida al trading di criptovalute, dove la gestione della volatilità resta decisiva. Un altro elemento citato da Kendrick riguarda il debutto al Nasdaq di SpaceX, che avrebbe attirato liquidità e contribuito alla pressione temporanea su altri strumenti finanziari. La lettura non è unanimemente accettata dal mercato: pochi giorni fa avevamo evidenziato come la pista SpaceX sui deflussi degli ETF perdesse forza, segnalando che le spiegazioni sui flussi restano ancora in parte controverse.
Per ora, il recupero sopra area 63.000 dollari riduce la tensione immediata ma non cancella la fragilità accumulata negli ultimi mesi. La conferma della tesi di minimo di ciclo passerà dalla capacità di Bitcoin di attirare nuova domanda istituzionale, contenere ulteriori deflussi dagli ETF e beneficiare di condizioni macro meno ostili.