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Visa chiude la falla dei premi sulle monete meme via Apple Pay

Visa interviene sui pagamenti Crossmint dopo acquisti di monete meme classificati come beni digitali, con premi carta finiti nel mirino di Chase.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Visa chiude la falla dei premi sulle monete meme via Apple Pay

Visa si muove per chiudere una falla nei pagamenti con carta che avrebbe consentito ad alcuni utenti di ottenere premi carta acquistando monete meme. Decrypt ha riportato che il problema riguarda pagamenti effettuati tramite Crossmint e passati da Apple Pay o Google Pay, classificati come normali contenuti digitali invece che come operazioni su criptovalute. La vicenda nasce da acquisti eseguiti su applicazioni come Robinhood Wallet e Fomo, dove l’infrastruttura di Crossmint avrebbe permesso di completare transazioni con carte di credito senza una verifica separata dell’identità.

Secondo la ricostruzione richiamata da Decrypt, pagamenti effettuati anche con Mastercard sarebbero stati registrati nella categoria beni digitali e media, normalmente usata per prodotti come libri elettronici, film o musica. La classificazione avrebbe consentito l’accredito di punti o rimborsi normalmente esclusi per acquisti collegati alle criptovalute. Il punto operativo è il codice categoria assegnato al commerciante, un dettaglio tecnico che però decide come una banca interpreta una transazione. JPMorgan Chase, attraverso Chase, ha indicato che una transazione Visa non era stata segnalata come acquisto di criptovalute e non avrebbe dovuto generare ricompense.

La banca ha quindi aperto una contestazione con Visa sulla classificazione, ottenendo un risultato più circoscritto rispetto al più ampio confronto politico sulle ricompense legate agli strumenti digitali. Il caso arriva mentre negli Stati Uniti resta aperta la partita sulla regolamentazione delle criptovalute. Il Clarity Act non è avanzato al Senato questa settimana, lasciando senza esito il tentativo delle banche di ottenere restrizioni più rigide sui premi sulle criptovalute stabili.

Il tema si collega allo stop al Clarity Act analizzato nei giorni scorsi, dove il nodo principale era proprio il perimetro tra innovazione finanziaria, tutela del consumatore e regole per gli intermediari. Per il settore dei pagamenti, la vicenda mostra quanto sia delicata la distinzione tra un acquisto digitale ordinario e un’operazione collegata a una criptovaluta. Nella nostra guida al trading di criptovalute la classificazione degli strumenti e degli intermediari è uno dei punti centrali, perché incide su costi, rischi e controlli.

Lo stesso confine tra finanza tradizionale e strumenti digitali era emerso anche nel caso della richiesta di Coinbase sui derivati azionari, dove il confronto con le autorità riguardava prodotti ibridi e accesso degli investitori al mercato. La stretta di Visa non riguarda il prezzo di una criptovaluta, ma l’infrastruttura che decide come un pagamento viene letto dalle reti di pagamento e dalle banche emittenti. Per gli operatori, la conseguenza immediata è un possibile irrigidimento dei controlli sui codici merceologici usati dai fornitori che servono applicazioni legate alle monete meme.

Il tema si inserisce anche nel più ampio dibattito sui pagamenti digitali e nuove interfacce di acquisto, dove la rapidità dell’esperienza utente deve convivere con verifiche antiriciclaggio, corretta classificazione delle transazioni e controllo di conformità.

Fonti - Decrypt

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