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Criptovalute Usa, Armstrong vede regole chiare dal 15 settembre

Brian Armstrong vede chiarezza normativa per le criptovalute Usa anche senza via libera del Senato al Clarity Act atteso il 15 settembre.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Criptovalute Usa, Armstrong vede regole chiare dal 15 settembre

Il numero uno di Coinbase, Brian Armstrong, ha indicato che il settore delle criptovalute negli Stati Uniti potrebbe ottenere maggiore certezza normativa anche se il Senato non approvasse il Clarity Act. CNBC ha riferito che il voto sul provvedimento è atteso per il 15 settembre, data che il mercato considera un passaggio chiave per definire il perimetro federale degli asset digitali. CoinDesk ha riportato che Armstrong vede un esito favorevole per l’industria in entrambi gli scenari: approvazione del disegno di legge o intervento delle autorità di mercato.

Il punto centrale è che SEC e CFTC, secondo quanto riferito dal dirigente a CNBC, sarebbero pronte a procedere con nuove regole anche in assenza del voto favorevole del Senato. Il Clarity Act punta a fissare un quadro federale per gli asset digitali, chiarendo quali competenze spettino alla Securities and Exchange Commission e quali alla Commodity Futures Trading Commission. La proposta è sostenuta da diverse società del settore, da gruppi legati alle forze dell’ordine e da alcune banche, ma il passaggio al Senato richiede la soglia dei 60 voti e resta condizionato anche al negoziato sulle norme etiche.

Per il settore, la questione non è soltanto procedurale. La distinzione tra strumenti finanziari e materie prime digitali incide su registrazioni, controlli, obblighi di comunicazione e possibilità operative per emittenti e intermediari. È un tema che riguarda l’intero ecosistema, dalla custodia istituzionale agli ETF su criptovalute, passando per le piattaforme che cercano regole più prevedibili per operare negli Stati Uniti.

Il mercato ha letto le parole di Armstrong come un segnale di possibile riduzione del rischio regolatorio, più che come una notizia legata al prezzo di breve periodo. La prima ricaduta riguarda gli asset più liquidi come Bitcoin, ma anche le società esposte all’infrastruttura del settore. Per chi segue la materia in ottica operativa, il quadro resta coerente con i temi spiegati nella nostra guida al trading di criptovalute, dove la regolamentazione è uno dei fattori da affiancare a liquidità e volatilità.

Il dibattito arriva in una fase in cui l’attenzione sulle criptovalute resta divisa tra norme istituzionali e fenomeni altamente speculativi. La distanza è evidente se confrontata con casi recenti come il crollo del token LAPTOP dopo il debutto su Base, o con la precedente attesa per il lancio legato a Hunter Biden e al token LAPTOP. Nel caso del Clarity Act, però, il tema è strutturale: stabilire chi vigila, con quali poteri e su quali strumenti.

La prossima scadenza resta quindi il voto del 15 settembre, ma la lettura di Armstrong sposta l’attenzione oltre il singolo passaggio parlamentare. Se il Senato approvasse la norma, il settore avrebbe un riferimento legislativo; in caso contrario, la chiarezza potrebbe arrivare tramite regolamenti delle autorità. In entrambi i casi, il confronto tra Congresso, SEC e CFTC appare destinato a definire la prossima fase della regolamentazione statunitense sulle criptovalute.

Fonti - CNBC

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