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Bitcoin resta indietro mentre Hormuz spinge petrolio e rame

Bitcoin resta fermo vicino a 76.700 dollari mentre le tensioni su Hormuz sostengono petrolio, rame e rendimenti obbligazionari.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Bitcoin resta indietro mentre Hormuz spinge petrolio e rame

Bitcoin resta ai margini del movimento dei mercati globali, nonostante un contesto regolamentare statunitense più favorevole alle criptovalute. Il prezzo scambia a 76.702,07 dollari, in calo dell’1,09% nelle ultime 24 ore, mentre l’attenzione degli operatori si è spostata sulle tensioni geopolitiche e sulle materie prime. CoinDesk ha riportato che la fase attuale può essere letta come un mercato guidato prima dalla macro-geopolitica e solo dopo dalle criptovalute. Il riferimento centrale è lo Stretto di Hormuz, diventato il punto di snodo per le aspettative su energia, metalli industriali e inflazione. In questo quadro, anche chi segue il mercato per valutare se comprare Bitcoin trova un segnale poco direzionale: il principale criptoasset non sta beneficiando in modo evidente delle notizie positive arrivate da Washington sul Clarity Act. Il petrolio resta vicino a 100 dollari al barile, mentre il rame è sostenuto da flussi speculativi legati ai timori su una carenza di zolfo. Il nesso, secondo la ricostruzione di CoinDesk, passa dall’acido solforico, componente rilevante nella produzione di rame, la cui disponibilità sarebbe stata condizionata dalle interruzioni lungo Hormuz. Il tema non riguarda solo le materie prime: prezzi energetici e metalli più alti alimentano nuove preoccupazioni sull’inflazione e contribuiscono alla risalita dei rendimenti obbligazionari. Per le criptovalute, il risultato è un mercato meno sensibile alle notizie di settore e più esposto alle variabili esterne. La debolezza di Bitcoin si inserisce in una fase già segnata dalla ricerca di supporti tecnici, come emerso nella nostra analisi su Bitcoin fermo a 77 mila dollari e mercato in cerca di sostegno. Anche le discussioni sulla funzione di bene rifugio restano aperte, dopo il caso analizzato nell’articolo su Mark Cuban e la vendita di gran parte dei BTC. Il contrasto con Wall Street è netto: secondo CoinDesk, le azioni statunitensi si muovono vicino ai massimi, sostenute dall’ottimismo sull’intelligenza artificiale. Nel comparto digitale, invece, la propensione al rischio appare più selettiva. Token come Optimism e NEAR Protocol restano osservati come termometri dell’appetito per gli asset più volatili, ma il quadro generale continua a dipendere dal comportamento di Bitcoin e dalla traiettoria dei tassi. La prudenza si riflette anche nei derivati e nei flussi istituzionali. Nei giorni scorsi avevamo evidenziato come le opzioni su Bitcoin non segnalassero panico, ma l’assenza di stress non coincide con un ritorno deciso degli acquisti. Il mercato sembra attendere indicazioni più chiare su inflazione, rendimenti e tensioni nel Golfo, mentre il Clarity Act resta un elemento di fondo più che un catalizzatore immediato. In sintesi, la narrativa di giornata non è dominata dalla regolamentazione delle criptovalute ma dal premio al rischio geopolitico. Finché Hormuz continuerà a pesare su petrolio, rame e aspettative sui prezzi, Bitcoin potrebbe rimanere schiacciato tra il suo ruolo di asset alternativo e la pressione esercitata dai rendimenti obbligazionari più elevati. ### Fonti - CoinDesk

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