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Bitcoin sopra 77 mila dollari: metriche indicano fondo a febbraio

Bitcoin torna oltre 77 mila dollari mentre capitalizzazione realizzata e rapporto RHODL segnalano che il minimo di febbraio potrebbe reggere.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Bitcoin sopra 77 mila dollari: metriche indicano fondo a febbraio

Bitcoin torna sopra quota 77.000 dollari e riapre il dibattito sul minimo segnato a inizio febbraio, quando la principale criptovaluta era scesa in area 60.000 dollari. CoinDesk ha riportato che alcune metriche sulla catena e sui derivati indicano un possibile esaurimento della fase più dura della correzione, pur senza offrire una conferma definitiva. Il prezzo scambia a 77.340,94 dollari, in rialzo dello 0,75% nelle ultime 24 ore. Il recupero resta parziale rispetto alla flessione iniziata dopo il massimo di ottobre, ma il ritorno sopra l’area dei 77.000 dollari si inserisce in un contesto meno teso rispetto alle sedute precedenti, già osservato nel nostro aggiornamento sul rimbalzo dopo il voto USA sull’Iran. La prima metrica citata da CoinDesk è la capitalizzazione realizzata, che valuta ogni moneta al prezzo dell’ultimo movimento registrato sulla catena. È un indicatore diverso dalla capitalizzazione di mercato tradizionale, perché prova a stimare il costo aggregato degli investitori e quindi il capitale effettivamente entrato o uscito dalla rete. Per chi segue il tema da un punto di vista operativo, resta centrale distinguere questi segnali strutturali dalle dinamiche di breve periodo del trading criptovalute. Secondo CoinDesk, la capitalizzazione realizzata aveva raggiunto circa 1.120 miliardi di dollari prima di scendere verso 1.080 miliardi durante la correzione superiore al 50% dal record di ottobre. La contrazione segnala una distruzione di ricchezza rilevante, ma l’aspetto più osservato ora è la stabilizzazione dell’indicatore, che ricorda le fasi di costruzione di un fondo viste nel mercato ribassista del 2022. Il secondo indicatore è il rapporto RHODL, che confronta la ricchezza detenuta dagli investitori di lungo periodo, tra sei mesi e due anni, con quella in mano ai partecipanti più recenti, da un giorno a tre mesi. Il rapporto è ora sopra 5, il terzo valore più elevato mai registrato; letture superiori erano emerse solo in corrispondenza dei minimi ciclici del 2015 e del 2022. La lettura suggerisce che l’offerta resti in larga parte nelle mani dei detentori di lungo periodo, mentre la componente speculativa di breve termine appare meno dominante. CoinDesk ha indicato anche un aumento dell’offerta detenuta da questi investitori da febbraio, un elemento che tende a ridurre la pressione potenziale di vendita nelle fasi di recupero, anche se non elimina il rischio di nuove prese di profitto. Il quadro dei derivati resta un tassello importante. Nei giorni scorsi avevamo segnalato che le opzioni non prezzavano panico sul mercato, un dettaglio coerente con l’ipotesi di una correzione meno disordinata rispetto ad altre fasi ribassiste. Al tempo stesso, i flussi sugli strumenti quotati restano da monitorare dopo i deflussi dagli ETF spot, che avevano evidenziato una domanda istituzionale più fragile. Il segnale resta specifico per BTC e non va automaticamente esteso al resto del mercato, dove asset come NEAR Protocol possono muoversi secondo dinamiche proprie di liquidità, ecosistema e rotazione settoriale. Per il mercato, il punto chiave è ora verificare se l’area di 60.000 dollari resterà il minimo della correzione oppure se la stabilizzazione delle metriche verrà messa alla prova da tassi, flussi sugli ETF e propensione al rischio globale. ### Fonti - CoinDesk

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