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Bitcoin prova il sorpasso su azioni e bond con l’inflazione alta

Mark Connors di Risk Dimensions vede per BTC una nuova fase di forza relativa contro azioni e obbligazioni, tra inflazione, petrolio e tassi alti.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Bitcoin prova il sorpasso su azioni e bond con l’inflazione alta

Bitcoin potrebbe essere tornato in una fase di forza relativa rispetto agli asset tradizionali, dopo mesi di rendimento inferiore a Wall Street. CoinDesk ha riportato la lettura di Mark Connors, direttore degli investimenti di Risk Dimensions, secondo cui la criptovaluta avrebbe chiuso la fase più lunga di debolezza contro l’azionario statunitense. Connors, in passato responsabile globale della gestione di portafoglio a Credit Suisse, ha indicato che la sottoperformance rispetto al S&P 500 è durata 142 giorni e si è conclusa all’inizio di maggio. La tesi è che il mercato stia passando da una fase di consolidamento a una di possibile sovraperformance, in un contesto in cui inflazione persistente, petrolio elevato e incertezza sui tassi continuano a pesare sulle valutazioni. Il quadro resta però delicato. BTC scambia a 76.766,4 dollari, in rialzo dello 0,15% nelle ultime 24 ore, dopo una settimana segnata da volatilità e tensioni sui flussi degli strumenti quotati. Il movimento arriva dopo il ritorno sui minimi mensili descritto nella nostra analisi su liquidazioni vicine al miliardo e dopo i deflussi dagli strumenti spot approfonditi nel pezzo sugli ETF con uscite per 1,26 miliardi. La parte centrale dell’analisi riguarda il confronto con obbligazioni e azioni. Secondo Connors, i bond non offrono più la stessa protezione percepita dagli investitori quando il mercato incorpora uno scenario di tassi più alti più a lungo. In questo contesto, l’asset digitale tende storicamente a subire per primo l’impatto delle cattive notizie, ma può anche recuperare prima quando gli investitori iniziano a scontare nuovi equilibri macroeconomici. Il nodo petrolio rimane cruciale. CoinDesk ha riportato che Connors collega la pressione inflazionistica anche alle tensioni geopolitiche e ai prezzi energetici strutturalmente elevati. È un tema già emerso nel nostro approfondimento su petrolio, rame e stretto di Hormuz, dove la rotazione tra materie prime e asset rischiosi aveva messo in evidenza la difficoltà della criptovaluta a comportarsi subito come bene rifugio. Per il mercato, la domanda è se il recente recupero rappresenti solo un rimbalzo tecnico o l’avvio di una nuova fase relativa. Chi segue il tema del trading di criptovalute guarda soprattutto alla tenuta dell’area dei 75.000 dollari, già centrale nell’analisi sul tentativo di rimbalzo dopo il tonfo. Una stabilizzazione sopra questa fascia renderebbe più credibile la tesi di Connors; una nuova rottura, al contrario, riporterebbe al centro liquidazioni, deflussi e avversione al rischio. Il confronto con Wall Street resta quindi aperto. L’idea di una nuova sovraperformance non cancella i rischi legati a tassi reali, petrolio e flussi istituzionali, ma segnala che una parte del mercato vede nella recente fase laterale un possibile punto di svolta. Per ora, il prezzo conferma una reazione moderata, non ancora una rottura definitiva del quadro tecnico. ### Fonti - CoinDesk

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