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Claude ritrova 5 BTC dimenticati: niente portafoglio violato

Un messaggio virale attribuiva a Claude la violazione di un portafoglio Bitcoin: in realtà l’IA ha trovato una vecchia copia protetta da parola d’accesso.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Claude ritrova 5 BTC dimenticati: niente portafoglio violato

Un messaggio diventato virale su X ha attribuito a Claude un recupero spettacolare: 5 BTC bloccati da anni in un portafoglio di Bitcoin. La ricostruzione pubblicata da CoinDesk, però, ridimensiona la narrazione: l’assistente di Anthropic non avrebbe violato alcun portafoglio, ma aiutato il proprietario a individuare una vecchia copia di riserva sul proprio portatile.

Il protagonista della vicenda, identificato su X come cprkrn, aveva raccontato mercoledì il recupero dei fondi, dopo settimane di tentativi su un portafoglio Blockchain.com più recente. Secondo CoinDesk, l’utente aveva provato per otto settimane a ricostruire la parola d’accesso, testando circa 3,5 mila miliardi di combinazioni con il servizio btcrecover e con capacità di calcolo noleggiata.

La svolta è arrivata quando l’utente ha deciso di far analizzare a Claude il contenuto del suo vecchio portatile universitario. L’assistente ha individuato una copia di riserva del portafoglio risalente a dicembre 2019, che risultava ancora cifrata ma non irrecuperabile: la parola d’accesso necessaria era già stata annotata dal proprietario in un quaderno, stando alla stessa ricostruzione di CoinDesk.

Il punto tecnico è decisivo: Claude non ha violato la crittografia del portafoglio e non ha superato una protezione sconosciuta. Ha invece svolto un lavoro di ricerca e organizzazione dei dati presenti sul dispositivo dell’utente, un compito molto diverso da un attacco informatico. Per un quadro generale sul funzionamento della rete e sulla gestione degli indirizzi, la nostra guida alla rete offre il contesto di base senza entrare nella singola vicenda.

La distinzione è importante perché la narrazione virale può far pensare che un sistema di intelligenza artificiale sia in grado di aprire portafogli cifrati a piacimento. In questo caso, al contrario, il recupero è dipeso dalla disponibilità di una vecchia copia e di una parola d’accesso già in possesso del proprietario. Il caso non riguarda JUST né altre criptoattività: la ricostruzione disponibile si concentra sul recupero di BTC da un archivio personale.

La vicenda resta separata dal quadro di mercato, che nelle stesse ore ha avuto dinamiche proprie. Sul fronte dei prezzi, abbiamo seguito in un articolo distinto il passaggio sotto area 80.000 dollari, legato a fattori macro e geopolitici. Il recupero raccontato su X, invece, è una storia di custodia personale, copie dimenticate e gestione delle credenziali.

Per gli utenti che conservano direttamente le proprie criptoattività, l’episodio evidenzia un tema pratico: la custodia personale non dipende solo dalla robustezza della crittografia, ma anche dall’ordine con cui vengono conservate copie, parole d’accesso e dispositivi usati nel tempo. In questo caso l’intelligenza artificiale ha funzionato da strumento di ricerca, non da grimaldello digitale.

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