ETF Bitcoin, fuga record: a 60.000 dollari mancano i compratori
I fondi spot USA su Bitcoin registrano deflussi per 1,72 miliardi: rispetto a febbraio, vicino a 60.000 dollari, cambia il tono istituzionale.

Gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato una nuova ondata di riscatti proprio mentre il prezzo torna nell’area dei 60.000 dollari. La differenza rispetto a febbraio, quando il mercato aveva trovato compratori su livelli simili, è il messaggio che arriva dai flussi: questa volta la domanda istituzionale appare molto meno pronta ad assorbire la correzione. Il prezzo di BTC scambia a 62.105,47 dollari, in rialzo del 2,06% nelle ultime 24 ore, ma il rimbalzo non cancella la pressione emersa nelle ultime settimane. CoinDesk ha riportato che gli 11 ETF spot quotati negli Stati Uniti hanno chiuso l’ultima settimana con deflussi netti per 1,72 miliardi di dollari, il livello settimanale più pesante da oltre un anno. Il confronto con l’inizio di febbraio è centrale. Allora, quando Bitcoin era sceso vicino alla stessa soglia, i riscatti dai fondi si erano fermati a 318 milioni di dollari nella settimana del calo più evidente. Nelle due settimane precedenti erano usciti 1,33 miliardi e 1,49 miliardi: in altre parole, la pressione si era attenuata proprio mentre il prezzo scendeva, segnale di acquisti in arrivo sul ribasso. Ora la sequenza è opposta. CoinDesk ha indicato che i deflussi sono aumentati per quattro settimane consecutive: da 1 miliardo nella settimana terminata il 15 maggio, a 1,26 miliardi, poi 1,42 miliardi e infine 1,72 miliardi. È una dinamica coerente con quanto già emerso nella nostra analisi su Bitcoin debole e la crescente attenzione di Wall Street per Hyperliquid, dove la rotazione del capitale lontano da BTC era uno dei temi principali. Il dato non implica che l’intero mercato istituzionale stia abbandonando l’asset, ma segnala che gli ETF non stanno offrendo lo stesso cuscinetto visto a febbraio. Per chi segue l’evoluzione della domanda regolamentata, la nostra pagina su comprare Bitcoin resta un riferimento didattico per distinguere tra prezzo spot, strumenti quotati e flussi dei fondi. In questa fase, però, il mercato sembra leggere i riscatti come un indicatore di minore convinzione sul livello dei 60.000 dollari. La fragilità recente non riguarda solo BTC. Nelle fasi di riduzione del rischio, anche token ad alta sensibilità al ciclo delle criptovalute come NEAR Protocol tendono a finire sotto osservazione, soprattutto quando gli operatori riducono esposizione sugli strumenti più liquidi prima di spostarsi sulle altcoin. Il quadro si inserisce nella settimana difficile descritta nel nostro approfondimento su 390 miliardi bruciati in sette giorni. La reazione delle prossime sedute dipenderà dalla capacità degli ETF di fermare la sequenza di riscatti. Se i deflussi rallentassero, il mercato potrebbe interpretarlo come un primo segnale di stabilizzazione; se invece proseguissero, il ritorno vicino a 60.000 dollari rischierebbe di essere visto meno come un’area di accumulo e più come un livello ancora vulnerabile. Anche il tema Strategy resta sullo sfondo, dopo le nuove attese di acquisti legate a Michael Saylor e alla società esposta a Bitcoin. ### Fonti - CoinDesk