Intel cerca la rivincita nei chip: i colossi guardano oltre Taiwan
Intel prova a trasformare i rapporti con NVIDIA e Google in clienti di fonderia, mentre i colossi cercano alternative produttive a Taiwan nel 2026.

La partita dei semiconduttori avanzati si sposta sempre più dal solo terreno tecnologico a quello geopolitico. Le azioni NVIDIA scambiano a 194,1 dollari, in calo dello 0,84% nelle ultime 24 ore, mentre Intel prova a presentarsi come alternativa occidentale alla produzione concentrata a Taiwan. 24/7 Wall St. ha indicato che i grandi clienti tecnologici stanno sostenendo Intel anche come copertura strategica rispetto alla dipendenza da Taiwan Semiconductor Manufacturing.
Nel quadro citato dalla testata rientrano 8,9 miliardi di dollari di sostegno legato al CHIPS Act, oltre agli investimenti già annunciati da NVIDIA e SoftBank. Il primo trimestre 2026 di Intel mostra progressi, ma non cancella il divario con il leader taiwanese. La società ha registrato 13,58 miliardi di dollari di ricavi e un utile per azione rettificato di 0,29 dollari; la divisione centri dati e IA è cresciuta del 22% su base annua, mentre le attività di fonderia sono aumentate del 16%.
Il risultato contabile resta però appesantito da una voce straordinaria legata a Mobileye. 24/7 Wall St. ha riportato che un onere di ristrutturazione da 4,07 miliardi di dollari ha trascinato i conti ufficiali in perdita, elemento che rende ancora più importante il passaggio dai progressi industriali agli ordini commerciali verificabili. Il confronto con Taiwan Semiconductor Manufacturing rimane impegnativo.
Nel primo trimestre la società taiwanese ha registrato ricavi per 1.134,10 miliardi di dollari taiwanesi, in crescita del 21,4% annuo, con utile netto salito del 43,82% a 572,48 miliardi di dollari taiwanesi e margine lordo al 66,2%. La differenza principale non è solo nei numeri, ma nella fiducia industriale. Per Intel il banco di prova è trasformare i rapporti con Google e NVIDIA in clienti dichiarati della tecnologia Intel 18A, tema già centrale nella nostra analisi su Nvidia, Intel e la filiera dei chip IA.
La pressione sulla capacità produttiva riguarda l’intera catena dell’intelligenza artificiale. Il nodo dei centri dati è emerso anche nel caso Qualcomm e IA nei centri dati, mentre la concorrenza sui circuiti personalizzati è stata riaccesa dalla sfida descritta nell’articolo su OpenAI e Broadcom contro il dominio Nvidia. Il mercato ha già incorporato una parte consistente delle attese su Intel: secondo 24/7 Wall St., il titolo è salito del 257% da inizio anno.
La fase successiva sarà meno legata alla narrativa della rilocalizzazione e più alla capacità di conquistare ordini produttivi con nomi, volumi e tempistiche. Per TSMC, il vantaggio resta nella redditività e nella scala operativa; per Intel, l’opportunità nasce dalla domanda di ridondanza geografica. Nel 2026 la questione per i colossi dell’IA non è soltanto chi produca i chip migliori, ma dove possano essere costruiti senza concentrare troppo rischio in una sola area.