JPMorgan e Coca-Cola dicono no a OKX-ICE: 33 società frenano i token azionari
JPMorgan, Coca-Cola e Dell si aggiungono agli oppositori del piano OKX-ICE sulle azioni tokenizzate: il totale sale a 33 società.

La resistenza delle grandi società statunitensi al progetto OKX-ICE sulle azioni tokenizzate si è allargata ancora. Decrypt ha riportato che JPMorgan Chase, Coca-Cola e Dell Technologies sono entrate nel gruppo degli emittenti contrari, portando il totale a 33 società. CoinDesk ha indicato che ormai quasi metà delle società presenti nell’elenco iniziale della joint venture si è opposta al piano di negoziazione su infrastruttura a catena di blocchi.
La notizia arriva dopo il precedente passaggio a 26 opposizioni, che avevamo ricostruito nell’analisi su OKX-ICE e le 26 società contrarie alle azioni tokenizzate. Nel nuovo aggiornamento compaiono anche Advanced Micro Devices, Adobe, Applied Materials e Sandisk. La lista è cresciuta rapidamente: secondo Decrypt era a 9 società il 15 ottobre, poi a 16 il 19 ottobre e a 22 il 23 ottobre.
Tra gli oppositori già emersi figurano Microsoft, Alphabet, Goldman Sachs, Wells Fargo, Intel e Oracle. Il quadro regolamentare ruota attorno all’esenzione per l’innovazione della SEC, introdotta a settembre dopo lo stallo del Clarity Act al Senato. In base a tale meccanismo, una sede che intende offrire una versione tokenizzata di azioni tramite una terza parte non affiliata deve avvisare l’emittente; se la società si oppone per iscritto entro 30 giorni, quel titolo non può essere reso disponibile su quella specifica sede.
Il punto è rilevante perché l’opposizione non equivale a un divieto generale sulle azioni tokenizzate, ma blocca quel singolo percorso operativo. Le comunicazioni finora non hanno reso pubbliche le motivazioni delle società, lasciando aperta la lettura tra cautela legale, controllo del marchio e timori sulla replica digitale dei titoli quotati. La proposta originaria di OKXICE TSV, datata 4 ottobre, includeva 63 azioni tokenizzate riferite a 62 società.
Decrypt ha segnalato che alcuni oppositori, tra cui Wells Fargo e Arm, non comparivano nell’elenco iniziale, mentre nomi molto osservati come NVIDIA, Tesla, Apple e Amazon non risultano finora tra le società contrarie. OKXICE TSV è presentata come una joint venture paritaria tra Intercontinental Exchange, proprietaria del New York Stock Exchange, e la holding statunitense di OKX. Il progetto tocca il confine tra mercati regolamentati e finanza digitale, un’area seguita anche da chi analizza Uniswap, le stablecoin come USD Coin e, più in generale, la nostra guida al trading di criptovalute.
Il caso si inserisce in una fase in cui la tokenizzazione degli strumenti finanziari tradizionali sta cercando canali più istituzionali. Non riguarda solo le azioni: nei giorni scorsi abbiamo seguito anche la tokenizzazione di quote di un fondo Aviva su XRP Ledger, segnale di un interesse crescente ma ancora condizionato da autorizzazioni, controlli e responsabilità degli emittenti. Per OKX-ICE, il rischio immediato è che il perimetro negoziabile si restringa proprio sui nomi più riconoscibili al pubblico.
L’assenza di una motivazione ufficiale nelle opposizioni rende più difficile capire se il fronte contrario sia destinato ad allargarsi o se alcune società stiano semplicemente prendendo tempo, mentre a Wall Street restano centrali anche i dossier su NVIDIA e gli investimenti nell’intelligenza artificiale e su Amazon prima dei conti trimestrali. La partita, per ora, resta circoscritta al meccanismo previsto dalla SEC e alla singola sede proposta. Ma il passaggio da 9 a 33 opposizioni in meno di due settimane mostra che gli emittenti non stanno trattando i token azionari come un dettaglio tecnico: il controllo sulla rappresentazione digitale delle proprie azioni è già diventato un terreno di confronto.