NVIDIA traina SpaceX, ma Morningstar vede rischi su Tesla
SPCX arretra dopo l’intesa con NVIDIA: Morningstar teme un cambio di rotta sui processori legati a Tesla e conferma una stima prudente.

NVIDIA torna al centro della corsa all’intelligenza artificiale dopo l’accordo con SpaceX, ma la lettura di Morningstar ha raffreddato l’entusiasmo sul titolo indicato dalla sigla SPCX. Stocktwits ha riportato che le azioni sono scese dell’8% prima dell’apertura di martedì, mentre gli analisti hanno messo in dubbio le implicazioni per i piani sui processori collegati a Tesla. Il movimento è arrivato dopo una seduta volatile: SPCX era salito del 9% a 125,33 dollari martedì, per poi perdere il 7,5% negli scambi prolungati.
NVIDIA scambia a 211,94 dollari, in rialzo del 2,56% nelle ultime 24 ore, confermando la forza del comparto dei semiconduttori per intelligenza artificiale. Morningstar ha mantenuto su SPCX un giudizio a una stella, una valutazione di incertezza “molto alta” e una stima di valore equo pari a 62 dollari. Questo livello implica, rispetto alle quotazioni indicate, un potenziale ribasso del 51%, nonostante ricavi del secondo trimestre saliti del 92% a 7,8 miliardi di dollari.
La crescita è stata sostenuta soprattutto dagli affitti di capacità di calcolo per intelligenza artificiale, aumentati di sette volte nel periodo. Starlink ha registrato ricavi in crescita del 67%, mentre l’attività di lancio è avanzata del 29%, ma Morningstar ritiene che il mercato stia già incorporando scenari molto favorevoli su razzi Starship riutilizzabili e centri dati orbitali. Il punto più delicato riguarda la scelta di SpaceX di utilizzare in via esclusiva l’architettura Vera Rubin di NVIDIA per futuri centri dati terrestri e per i satelliti di calcolo orbitale Starmind.
Elon Musk ha presentato la soluzione NVIDIA come la migliore per l’intelligenza artificiale, ma Morningstar ha letto l’intesa come possibile segnale di arretramento rispetto ai piani di produzione con Tesla tramite Terafab. I documenti pubblici diffusi a maggio indicavano che la prima fase di Terafab avrebbe richiesto almeno 55 miliardi di dollari. Il tema si inserisce nella traiettoria già descritta nella nostra analisi sulla scelta di SpaceX dei processori NVIDIA, mentre la pressione competitiva resta alta anche dopo il focus sulla sfida di Alphabet a NVIDIA sui semiconduttori.
La partita non riguarda solo NVIDIA: Intel e AMD cercano spazio nella domanda generata dai grandi clienti della nuvola, come emerso nella nostra analisi sul confronto tra produttori di processori per l’intelligenza artificiale. In parallelo, il caso CoreWeave mostra quanto il mercato stia premiando l’accesso a capacità di calcolo specializzata, un tema discusso anche nell’approfondimento sulle nuvole per intelligenza artificiale sostenute da NVIDIA. Morningstar ha inoltre osservato che gli investimenti massicci di SpaceX nell’intelligenza artificiale superano al momento i ricavi della sua attività di noleggio di capacità nella nuvola di nuova generazione.
È questo squilibrio, più che la sola crescita dei ricavi, a spiegare la prudenza degli analisti sulla valutazione. Musk, intanto, è apparso allineato a uno scenario rialzista da 10.000 miliardi di dollari e ha avvertito i venditori allo scoperto sul rischio di posizioni troppo affollate. Per Wall Street, la questione resta duplice: l’accordo rafforza la domanda per NVIDIA, ma aumenta anche i dubbi sulla sostenibilità finanziaria dei progetti più ambiziosi di SpaceX.