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Strategy sfida MSCI sugli indici e difende le riserve in Bitcoin

Strategy contesta la nuova metodologia MSCI sulle società non operative: a rischio l’inclusione negli indici globali per i grandi detentori di Bitcoin.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Strategy sfida MSCI sugli indici e difende le riserve in Bitcoin

Strategy ha aperto un nuovo fronte contro MSCI, contestando la proposta con cui il fornitore di indici vuole ridefinire il perimetro delle società considerate non operative. CoinDesk ha riportato che l’esito della consultazione potrebbe portare all’esclusione della società, il più grande veicolo di tesoreria aziendale esposto a Bitcoin, da alcuni indici azionari globali. La società quotata con ticker MSTR ha risposto pubblicamente su X sostenendo che gli asset digitali debbano essere misurati dal mercato, non giudicati dai fornitori di indici.

Il punto politico e finanziario è rilevante: se una società operativa viene trattata come un contenitore passivo di attività, la sua presenza negli indici può diventare più fragile e dipendere da criteri patrimoniali difficili da separare dalla strategia industriale. CoinDesk ha indicato che la nuova consultazione di MSCI sostituisce una proposta precedente, più direttamente concentrata sulle società con grandi partecipazioni in asset digitali. Applicando il nuovo filtro basato su rapporti finanziari ai dati di maggio 2026, sarebbero finite fuori dall’MSCI ACWI IMI Strategy, Metaplanet e Yellow Cake, società legata all’uranio.

Il caso si inserisce in una fase già tesa per le società che usano il bilancio come leva di esposizione al mercato delle criptovalute. Nei giorni scorsi avevamo seguito la pressione su prezzo, ETF e indici nella nostra analisi su Bitcoin, SEC, ETF e MSCI, mentre il tema delle tesorerie aziendali resta centrale anche per chi guarda al quadro più ampio di comprare Bitcoin senza confondere investimento diretto, azioni quotate e prodotti indicizzati. Strategy aveva già presentato una contestazione formale nel dicembre 2025 contro la precedente ipotesi di MSCI, che avrebbe escluso le società in cui gli asset digitali rappresentavano almeno il 50% del totale attivo.

La società aveva sostenuto di non essere un fondo d’investimento né un veicolo passivo, richiamando la presenza del business software, la gestione attiva della tesoreria e strumenti di credito garantiti da riserve in bitcoin. La questione tocca anche Metaplanet, altro nome osservato dal mercato per l’esposizione a BTC. La società giapponese era già finita sotto i riflettori dopo le tensioni raccontate nel nostro approfondimento su Metaplanet e i BitBonds, a conferma di come il confine tra società operativa e strategia finanziaria in criptovalute sia sempre più discusso dagli investitori istituzionali.

Per MSCI il nodo è costruire indici che rappresentino correttamente il mercato azionario globale, evitando che strumenti pensati per replicare società operative diventino esposizioni indirette e concentrate su singole attività. Per Strategy, invece, una soglia rigida rischia di trasformare un fornitore di indici in un arbitro della politica patrimoniale delle imprese, con effetti potenzialmente rilevanti su fondi passivi, mandati istituzionali e liquidità del titolo. La reazione arriva mentre il mercato delle criptovalute resta sotto osservazione: BTC scambia a 62.716,29 dollari, in calo dell’1,22% nelle ultime 24 ore.

Il dibattito sulle tesorerie quotate si affianca a quello sugli ETF, già riacceso dalle mosse di operatori finanziari tradizionali come nell’analisi su Goldman Sachs e gli ETF Bitcoin, mostrando quanto l’integrazione tra finanza tradizionale e asset digitali resti incompleta.

Fonti - CoinDesk

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