Salta al contenuto principale

Ansia da trading: il 90% perde davvero? I numeri che devi capire prima

Quel 74-89% sui CFD non è una condanna matematica, ma un dato preciso. Ecco cosa misura, perché pesa e quali calcoli guardare prima di rischiare.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
5 min di lettura magazine
Ansia da trading: il 90% perde davvero? I numeri che devi capire prima

No, non è corretto dire in modo secco che il 90% di chi fa trading perde soldi. Il numero che spaventa nei disclaimer dei CFD è più preciso: molti intermediari indicano che una quota spesso compresa tra 74% e 89% dei conti retail perde denaro su questi strumenti. È un dato duro, ma non significa che ogni persona che guarda un grafico sia destinata a perdere.

La promessa concreta è questa: in pochi minuti puoi capire cosa misura davvero quel numero e perché il problema non è solo indovinare la direzione del mercato. Il punto centrale è che i CFD amplificano tre cose insieme: leva, costi e comportamento. Se non le misuri, il conto può peggiorare anche quando alcune operazioni vanno nella direzione giusta.

Il numero non parla di tutti gli investitori

Il disclaimer sui CFD non riguarda chi compra un ETF, chi accumula azioni in modo tradizionale o chi detiene criptovalute spot. Riguarda i conti retail che negoziano CFD, cioè contratti derivati in cui si specula sul movimento di un sottostante senza possederlo direttamente. Se vuoi ripassare la meccanica di base, la guida su cosa sono i CFD è il punto di partenza naturale.

C’è un altro dettaglio importante: il dato è calcolato sui conti presso un intermediario e su un periodo definito, non sull’intera vita finanziaria di una persona. Un trader può avere più conti, può smettere, può cambiare piattaforma. Quindi quel numero non è una sentenza individuale. Però resta un segnale statistico potente: su strumenti a leva, la maggioranza dei conti retail finisce sotto.

La leva trasforma un movimento piccolo in una perdita grande

Facciamo un calcolo rifabile. Con 1.000 euro di margine e leva 20:1, l’esposizione teorica diventa 20.000 euro. Se il mercato si muove contro del 1%, la variazione sul sottostante è 200 euro. Sul capitale messo a margine, però, 200 euro sono il 20%.

Questo è il pezzo che molti sottovalutano. Un movimento del 5% sul sottostante, con quella leva, corrisponde a 1.000 euro di variazione sul controvalore: in termini semplici, l’intero margine iniziale. Nella pratica entrano in gioco margini, chiusure automatiche e protezioni regolamentari, ma la matematica di base resta questa: la leva accelera sia i profitti sia le perdite.

Lo stesso ragionamento vale quando il sottostante è molto volatile. Su asset come Bitcoin, per esempio, oscillazioni giornaliere ampie non sono un’anomalia storica. Per questo chi guarda i derivati sulle crypto dovrebbe separare sempre il prezzo del sottostante, visibile nella pagina quotazioni Bitcoin, dalla struttura dello strumento usato per esporsi. Non sono la stessa cosa.

Anche se indovini spesso, i costi cambiano il pareggio

Il mito più pericoloso è pensare: basta avere ragione più spesso di quanto si ha torto. Non sempre. Conta anche quanto si guadagna quando si ha ragione, quanto si perde quando si sbaglia e quanto costano spread, commissioni e finanziamento overnight.

Esempio semplice. Immagina operazioni in cui, prima dei costi, il guadagno medio è +1% e la perdita media è -1%. Se il costo complessivo per operazione pesa 0,2%, il risultato netto diventa +0,8% quando va bene e -1,2% quando va male. Il tasso di successo necessario per pareggiare non è più 50%: è 1,2 diviso 2, cioè 60%.

Questo non dimostra che sia impossibile. Dimostra una cosa più utile: il trading non è solo previsione, è aritmetica del vantaggio. Se il vantaggio non è misurabile, il costo diventa il vantaggio del banco. E più aumenta la frequenza delle operazioni, più questa frizione diventa visibile.

Il comportamento pesa quanto il grafico

Il dato ESMA/CONSOB è inquietante perché cattura anche errori molto umani: aumentare la size dopo una perdita, spostare lo stop, chiudere presto i profitti e lasciare correre le perdite. Non serve essere irrazionali tutto il giorno. Basta farlo nei momenti sbagliati.

Altro calcolo. Con una perdita dell’1% per operazione, cinque operazioni negative consecutive portano il capitale da 100 a circa 95,1: la perdita composta è -4,9%. Con una perdita del 5% per operazione, cinque stop consecutivi portano da 100 a circa 77,4: la perdita diventa -22,6%. La differenza non è la previsione del mercato. È la dimensione della puntata.

Qui si vede cosa distingue chi resta in piedi: non la certezza di prevedere il prossimo movimento, ma la capacità di sopravvivire a una sequenza sfavorevole. Nel trading, una strategia può anche avere momenti buoni; se però una serie negativa normale basta a distruggere il conto, il problema è strutturale.

CFD, crypto e derivati: perché il contesto conta

Negli ultimi anni molti aspiranti trader sono arrivati ai derivati passando dalle criptovalute, dove il mercato è aperto 24 ore su 24 e la volatilità è parte dell’ambiente. La guida al trading di criptovalute serve proprio a distinguere tra movimento del prezzo, strumento usato e rischio operativo.

Il tema non riguarda solo le piattaforme retail. Anche il mercato regolamentato discute prodotti sempre più vicini alla logica dei derivati perpetui, come raccontato nell’approfondimento su CME, CFTC e future perpetui collegati a Bitcoin. Quando strumenti complessi diventano popolari, la domanda non è se siano buoni o cattivi in assoluto. La domanda è se chi li usa capisce davvero leva, margini e liquidazioni.

C’è poi un punto di igiene mentale: una frode non è trading, ma le storie di promesse facili distorcono le aspettative. Il caso HyperFund e la frode da 1,8 miliardi ricorda perché rendimento garantito, urgenza e linguaggio opaco sono segnali da trattare con estrema cautela.

Quindi il 90% perde? La risposta onesta

La risposta onesta è: molti conti retail perdono, soprattutto nei CFD, ma il numero non va trasformato in una frase assoluta su chiunque faccia trading. Misura un perimetro specifico: conti retail, strumenti a leva, periodo osservato, costi inclusi secondo le regole dell’intermediario.

Il messaggio utile non è rinunciare a capire i mercati. È evitare di confondere curiosità, adrenalina e metodo. Prima ancora di guardare un setup, i calcoli da fare sono tre: quanto vale un movimento dell’1% contro di te, quanti costi paghi per operazione e quale serie negativa puoi sostenere senza cambiare comportamento.

Se vuoi continuare in modo ordinato, il prossimo passo naturale è partire dalla struttura dello strumento, non dal grafico: leggi la guida su cosa sono i CFD e rifai i calcoli con numeri tuoi.

Fonti

ESMA: https://www.esma.europa.eu

CONSOB: https://www.consob.it

I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri. Questo articolo è informativo e non è una consulenza finanziaria.

eToro logo

Copy trading, user-friendly, previsioni gratuite

Apri conto

Il 52% dei conti retail perde denaro facendo trading di CFD con questo fornitore.

Inizia a digitare per cercare

Articoli, news, recensioni broker, criptovalute…

naviga apri esc chiudi