Warren Buffett: come scegliere le azioni da comprare

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Warren Buffett è uno dei più famosi investitori al mondo

In questo capitolo della guida ai metodi di investimento parleremo della strategia di Warren Buffett per la scelta delle migliori azioni da comprare. Come vedremo, Buffett valuta il prezzo delle azioni con diversi sistemi, tra cui dettagliate e precise analisi delle differenti operazioni effettuate da parte di una determinata società.

Secondo Warren Buffett, il primo punto per osservare un’azione è analizzare l’indice iniziale di rendimento e il suo valore rispetto ai titoli di stato, dividendo il dato relativo all’utile per azione per anno, al tasso d’interesse nel lungo periodo dei titoli di stato.

Leggi anche: guida completa al trading su azioni e dove investire oggi.

Osservare le azioni e scegliere quando vendere

Buffett consiglia di evitare una grande diversificazione, poiché è molto complicato analizzare sufficientemente un grande numero di società.  Inoltre, tende ad evitare aziende che si basano sulle materie prime, sebbene ritenga che la scelta dei settori non sia un buon metodo.

Per valutare il rischio all’interno del proprio blocco di azioni, Warren Buffet prevede alcuni punti chiave:

  1. Assicurarsi che l’investimento sia stato fatto in società in espansione;
  2. Analizzare in modo dettagliato la struttura delle società interessate;
  3. Accertarsi di pagare un prezzo ragionevole per le azioni.

Warrenn Buffett porta anche avanti investimenti a lungo termine, tra cui investimenti che si sono prolungati per oltre vent’anni.

A tal proposito possiamo evidenziare una differenza tra lo stesso Buffett ed il suo mentore, Benjamin Graham, che invece preferiva vendere nel momento in cui il prezzo dell’azione raggiungeva il suo valore intrinseco. Warren Buffett, invece, preferisce mantenerla fintanto che le potenzialità di crescita della società restano migliori rispetto a investimenti alternativi.

Secondo la linea di Buffett, non è consigliabile vendere se si sono acquistate azioni di una società con un management di ottimo livello, con valori di crescita consistenti e che opera seguendo gli interessi degli azionisti. Buffett, in pratica, sarebbe disposto a vendere solo a causa del cambiamento di uno di questi aspetti societari, o se un investimento alternativo offrisse un miglior rendimento.

Ciò che diremo qui di seguito si può applicare nel trading online di tutti i giorni, perciò se volete comprare azioni senza commissioni con il metodo Buffett, potete farlo con una piattaforma d’investimento seria e molto conosciuta, come eToro (accedete qui senza alcun deposito richiesto). Se vi occorrono istruzioni potete consultare la nostra guida eToro come si usa, mentre per altre informazioni sulla società vi rimandiamo alla nostra indagine eToro recensione.

Come scegliere un’azione: le regole di Warren Buffett

Per poter capire come scegliere una determinata azione su cui investire, è necessario premettere che esistono due tipologie di aziende:

1. Le cosiddette “commodity-based firms”, ovvero aziende che puntano a vendere la propria merce in mercati fortemente competitivi, nei quali è fondamentale fare grande attenzione al prezzo di vendita. Un esempio di queste tipologie di mercati sono l’abbigliamento, l’alimentazione, società petrolifere e l’industria dell’automobile;

2. “Consumer monopoly” ovvero oggetti di cui non esiste una concorrenza precisa, poiché magari si sta vendendo una marca o prodotti con un marchio registrato che rendono il prodotto unico. Esempi sono marche come la Coca Cola, agenzie di comunicazione o società che offrono servizi finanziari.

Andiamo ad approfondire ciò che riguarda queste due categorie di società, al fine di comprende quando e perché comprare le loro azioni.

Le aziende commodity-based

In particolare Warren Buffett tende a non puntare sulla questa categoria di società, poiché queste tendono ad essere impostate sull’idea della produzione di massa al minor prezzo possibile. Per essere in grado di poter competere, le aziende devono puntare a spendere nel miglioramento della produzione, avendo così meno risorse a disposizione per lo sviluppo di nuovi prodotti e di nuovi progetti. Per poter rimanere competitive, queste società devono possedere un management di qualità, ma comunque non riusciranno ad ottenere enormi profitti a causa della concorrenza sui prezzi.

Buffett offre una serie di punti su cui basarsi per riconoscere se un’azienda è commodity-based:

  1. L’azienda ha bassi margini di utili
  2. Il rendimento del capitale netto dell’azienda è basso
  3. C’è poca fidelizzazione del brand
  4. Il settore presenta una forte concorrenza
  5. Il settore tende ad avere una capacità di produzione eccessiva
  6. I ricavi tendono ad essere irregolari
  7. La capacità gestionale del management nell’impiegare efficientemente attività tangibili influisce direttamente sui profitti della società

La “regola del monopolio”

Secondo Buffett, società che posseggono il monopolio sui consumatori, sono aziende in grado di creare un prodotto unico, che risulta difficile da imitare da eventuali competitors. Ciò viene spesso evidenziato da un’alta fidelizzazione del marchio, e soprattutto dal riuscire a creare un settore specifico, difficilmente influenzabile da altri marchi (per esempio un monopolio dovuto ad un brevetto).

Esistono eccezioni a questa regola del monopolio, come le aziende municipalizzate. Queste riescono ad avere un monopolio legale seppur essendo fortemente regolate.

Chi possiede un diritto esclusivo, ha anche la possibilità di adeguare i prezzi all’inflazione molto rapidamente, poichè la competizione ridotta non permette di tenere i prezzi sotto controllo.

Il famoso economista, spiega come il vero valore di queste aziende sia nelle loro caratteristiche non tangibili direttamente. Come ad esempio la fiducia del mercato nel brand, i diritti e le licenze, etc. Per ottenere grandi guadagni non è necessario fare grandi investimenti in terreni, impianti e strumentazioni. Allo stesso modo, i prodotti offerti sono spesso e volentieri di bassa tecnologia. Tutto ciò comporta alti flussi di capitale per l’azienda e bassi debiti.

Come determinare un monopolio

Ma come si determina se una società è un monopolio del suo settore? Buffett si pone il seguente quesito: se avessi un budget enorme e i 50 amministratoti migliori del paese, potrei portare una vera concorrenza a questa azienda? Se la risposta è no, la società è probabilmente al sicuro dalla competizione spietata.

I monopoli possono essere aziende che vendono prodotti e servizi. Spesso si parla di oggetti di rapido uso, venduti tramite una marca forte per attirare il consumatore. L’esempio più lampante è quello della Coca-Cola Company, uno dei marchi preferiti di Buffett. Se ci si pensa, la stessa lattina di Coca-Cola è un qualcosa che in ogni magazzino, ristorante e supermercato non può mancare. Inoltre, essendo ormai conosciuta su scala mondiale, la fedeltà al marchio rafforza il suo brand. Altri esempi sono quotidiani rinomati, grandi aziende farmaceutiche, ristoranti e fast food internazionali come McDonald’s o Autogrill.

Il tutto accompagnato da agenzie di comunicazione, le quali forniscono servizi con cui raggiungere i consumatori. In questo mondo guidato dalle pubblicità, ogni azienda ha bisogno di mostrare i propri prodotti a potenziali clienti, e molti dei media disponibili devono affrontare un po’ di competizione. Tra questi troviamo agenzie di pubblicità, editori, quotidiani e network nelle telecomunicazioni.

Aziende che forniscono servizi al consumatore, servizi che sono sempre richiesti. Una buona parte di questi servizi non richiede un investimento elevato su impianti e strumentazioni, così la società non ha bisogno di grandi capitali iniziali, e solitamente non deve pagare una forza lavoro pesante. Un esempio sono le carte di credito, American Express e Dean Witter Discover al primo posto.

Modalità di investimento di Warren Buffett

Buffett è solito isolarsi dal mercato farsi le proprie analisi in modo completamente autonomo e indipendente. Esistono molti indicatori da tenere in considerazione, tra cui sicuramente il rapporto prezzo/utili. Il P/E (price/earnings in inglese) è un ottimo indicatore per potersi fare una prima idea del livello di valutazione al momento del titolo considerato.

Concentriamoci momentaneamente su questo punto della valutazione di Buffett. Nella sua strategia, gli utili devono essere scontati per il rendimento del Bond Americano a 10 anni. Così vengono poi messi a paragone con il rendimento dei titoli a reddito fisso. Ad esempio, se il Bond americano a 10 anni rende il 5%, corrisponderà ad un P/E di 20.

Tutto ciò in teoria significa che una società il cui prezzo di borsa corrisponda a 20 volte gli utili che è in grado di generare annualmente, ha un rendimento per l’investitore pari al bond decennale. Ovviamente tutto ciò non prende in considerazione le ipotetiche variabili esterne, ma calcolando solo il P/E. E’ da tener presente che tale rapporto però non rimane costante nel tempo, poichè i due parametri sono in continua oscillazione. Sia gli utili che i rendimenti dei titoli di un’azienda variano di anno in anno.

Un dollaro per un dollaro

Così, le azioni vengono valutate allo stesso modo delle obbligazioni a tasso variabile. Una volta determinato il futuro in crescita o di stabilità finanziaria di un’azienda, si puù iniziare a prendere in considerazione la “one-dollar for one-dollar premise” dell’imprenditore. Cioè la creazione di almeno un dollaro di capitalizzazione di borsa per ogni dollaro di utile trattenuto dall’azienda. Agli azionisti, spesso viene data solamente una parte degli utili annuali, sotto forma di dividenti o di riacquisto di azioni proprie. Ciò rende questa regola fondamentale nell’economia della valutazione di un investimento azionario.

Il calcolo che si applica in questo caso è molto semplice. Basta sottrarre i dividenti pagati agli azionisti dagli utili netti di una determinata azienda. Il valore netto che rimane rappresenta gli utili trattenuti. Dopodichè bisogna sommare tali utili per un periodo di azione stabilito, in generale di almeno 5 anni. Quindi è necessario stabilire la differenza del valore di borsa in tutto il periodo preso in esame, per poi verificare la differenza con la somma totale degli utili trattenuti. A questo punto, se le risorse sono state impiegate in profitto, il mercato lo riconoscerà, ponendo il valore della differenza sulla capitalizzazione pari o superiore alla somma degli utili trattenuti dall’azienda.

L’importanza del management

Le scelte di un determinato management nell’allocazione delle risorse possiede una grande importanza, soprattutto considerando che il payout ratio generalmente è sotto il 50%.

Buffett ritiene che un manager capace debba trattenere gli utili in caso riesca a suddividere le risorse così da rendere il guadagno superiore alla media degli investimenti monetari a reddito fisso alternativi. Così l’azienda riuscirà a creare del valore, che sarà prima o poi riconosciuto dal mercato. Così, anche se l’investitore non vedrà immediatamente un ritorno monetario, riuscirà ad ottenere guadagni dall’aumento di valore delle azioni.

Al contrario, un altro manager che capisce di non poter reinvestire gli utili in modo migliore rispetto agli investimenti monetari alternativi, deve suddividere il denaro agli azionisti, facendo si che possano reinvestire dove ritengono più opportuno. Per poter agire in questa direzione ci sono solo due scelte possibili: aumentare il dividendo o ricomprare azioni proprie.

Questo è uno dei parametri che nel lungo periodo rende possibile il guadagno nel settore azionario, avvicinandosi e capendo come ha fatto Warren Buffett ad ottenere tali grandi successi.

Investire in modo autonomo secondo Buffett

Molto spesso i mercati azionari si muovono in maniera poco logica nel breve termine. Mentre se valutiamo il lungo periodo, tendono a rispecchiare i veri valori delle varie aziende. A Ben Graham, il maestro di Warrenn Buffett, piaceva ricordare il mercato a breve termine come una “macchina da voti“, mentre a lungo termine una “macchina che pesa“, nel senso di pesare correttamente i valori delle aziende.

Chi è familiare con il mondo della borsa e delle azioni, sa bene come le oscillazioni siano all’ordine del giorno, e se accentuate, pertanto a stati emotivi dai quali è difficile sottrarsi.

Al contrario, i grandi investitori suggeriscono sempre di mantenere un’idea distaccata dalle emozioni momentanee del mercato. Nella famosa lettera agli azionisti della Berkshire Hataway nel 1994, Graham vuole mostrare come il fenomeno delle oscillazioni del mercato influisca sulle decisioni prese successivamente.

L’allegoria di Mr. Market

Egli suggeriva di immaginare che un certo Mr. Market imponesse le quotazioni del mercato, partner negli affari. Questo inesorabilmente, nomina dei prezzi ai quali compra i tuoi interessi o ti vende i suoi. Le società che possedete sono entrambe stabili e senza grandi problemi, ma i prezzi di Mr market sono inspiegabilmente molto alterati di giorno in giorno. Questo a causa dei notevoli problemi emozionali incurabili che soffre il povero signore, il quale a volte si sente pieno di energia e vede solo il lato positivo, mentre altre volte è triste e cupo.

Quando Mr Market è “euforico”, propone solo prezzi alti buy-sell, perchè teme che gli si tolgano gli interessi, rubandogli gli imminenti guadagni. Quando invece è depresso, vede solamente guai per gli affari, così propone solamente prezzi buy-sell decisamente bassi, poichè impaurito dal fatto che tu gli scarichi i tuoi interessi su di lui.

Questo fantomatico personaggio ha un’altra forte caratteristica: l’essere ignorato non gli porta alcun danno. Se le quotazioni e le proposte che giornalmente offre non sono di tuo gradimento, tornerà il giorno successivo con altre proposte, le transazioni solo esclusivamente una tua opinione. Con queste premesse, più depresso si presenta Mr. Market, meglio sarà per il compratore. Ma bisogna fare attenzione ad un altro fattore, Mr. market non intende guidare il compratore, ma solamente fare il suo lavoro di vendita. Se ci si lascia guidare dalle tendenze momentanee del mercato, si rischia di sbagliare.

In alcuni giorni si può decidere di ignorarlo o di trarre vantaggio dai suoi andamenti incoerenti, ma finire sotto la sua influenza può diventare catastrofico. Anche se in verità, se l’imprenditore non è certo di saper valutare un’azienda meglio di Mr. Market, ha grandi possibilità di concludere la propria esperienza in perdita. Se invece se esperienze passate e le capacità del singolo, consentono un’ottima capacità di analisi, si può procedere con la speranza di avere successo.

Mr. Market oggi secondo Buffett

Warren Buffett considera in parte datata quest’allegoria di “Mr. Market”. Infatti, al giorno d’oggi, i professionisti del settore investimenti lavorano con sistemi e formule decisamente complicati per poter entrare nel cuore del mercato e capire i veri segnali di acquisto o vendita.

Ma quello che realmente propone il mercato nei momenti di euforia condivisa è assolutamente irrazionale e illogico ai fini dell’acquisto azionario. Secondo Buffett, il successo non potrà mai essere definito interamente da strani algoritmi, formule magiche o sistemi sofisticati, piuttosto, l’investitore deve usare i suoi studi e le sue analisi personali per aggirare la tempesta di oscillazioni, cercando di avere successo autonomamente.

Le 7 regole per investire

Osserveremo i parametri principali seguiti dal grande investitore statunitense, seguiti sempre con fermezza durante la sua lunga e fruttuosa carriera.

Per chiunque voglia far fruttare i propri soldi più di quanto facciano fermi in banca, è importante capire come investire in borsa. Per i novellini nel settore, è fondamentale osservare tutte le diverse strategie possibili, scegliendo una propria via di azione. Mentre per chi è già esperto nel settore, questo articolo può essere un utile approfondimento. Di metodi ne esistono tanti, ma quello di Warren Buffett è sicuramente uno di quelli da tenere d’occhio. L’imprenditore è ormai uno degli uomini più ricchi al mondo grazie alla sua capacità e fiuto per gli affari.

Se fare affari fosse realmente facile, saremmo tutti ricchi, invece è necessario porre un’attenzione particolare, portando avanti analisi approfondite su ciò che si vuole acquistare. Qui di seguito vi mostreremo 7 regole che possono far capire come investe Warren Buffett.

Per scoprire come ha fatto ad accumulare una tale ricchezza, occorre anticipare che Buffett non ha mai dichiaratamente dettato una lista di regole da seguire. Tuttavia questi sono i punti che si possono estrapolare dalle lettere che annualmente scrive agli azionisti della sua società Berkshire Hathaway, dalle interviste rilasciate e soprattutto dai suoi atteggiamenti e modi di comportarsi. Sono comunque tutti parametri riconosciuti dagli studiosi del fenomeno Warren Buffett come sue linee guida.

I 7 punti di Buffett

I punti che seguono non sono specificatamente regole, ma parametri oggettivi ricavati dall’andamento dei titoli del multimiliardario.

  1. I soldi degli azionisti devono essere investiti razionalmente dai manager dell’azienda. Secondo Buffett, la scelta tra trattenere gli utili o restituirli agli azionisti è un esercizio di razionalità. Se i manager avessero le possibilità di far fruttare i soldi più che in altri impieghi nel settore, potrebbero decidere di trattenere gli utili. Nel caso in cui questa possibilità non si presenti, la scelta migliore sarebbe quella di restituire i soldi agli azionisti, sotto forma di riacquisto delle proprie azioni o di dividendi. Buffett da molta importanza a questa scelta per giudicare un management, poichè questi ultimi tendono a trattenere gli utili per aumentare il proprio dominio.
  2. L’impresa deve aver aumentato i guadagni nel tempo prestabilito. Il così detto cash flow, viene normalmente stimato a Wall Street come guadagni operativi (1), sommati a spese di deperimento(2) e altre spese non-cash. Secondo Buffett non bisogna dimenticarsi di valutare anche gli investimenti richiesti dal business(3), che possono essere notevoli. Quest’ultimo punto è definito dall’imprenditore come l’ammontare medio delle spese per impianti ed equipaggiamenti che il business richiede per il mantenimento di una posizione competitiva di lungo periodo. Buffett quindi chiama “owner earnings” il nuovo indicatore riassumibile come (1)+(2)-(3). Quando (2) e (3) sono differenti, allo stesso modo il calcolo tra cash-flow e owner earning sarà diverso, questo succede in gran parte delle società economiche. Nel caso in cui (3) ecceda (2), l’analisi posta dal cash flow è una sovrastima dell’effettivo potere economico dell’azienda. E’ importante concentrarsi su aziende che tendono a spendere grandi quantità di denaro per rinnovarsi nell’impiantistica, cercando di rimanere competitive sul mercato.
  3. Nel momento dell’acquisto, la quotazione deve essere almeno il 25% inferiore al valore intrinseco. Calcolare il valore di un’azienda non è per niente facile, è infatti necessario stimare ogni possibile variabile. Il cash flow netto che si genererà durante il periodo di attività di un determinato business, scontato ad un appropriato tasso di interesse. Come accennato in precedenza, l’ “owner earnings” usato da Buffett tiene conto dei bond di stato a lungo termine del governo Americano. Ovviamente un errore di valutazione può rendere vano l’investimento fatto. Per evitare che imprevisti colpiscano di netto il proprio capitale, Buffett utilizza un cosiddetto “margine di sicurezza” del 25%. In questo modo, se la stima fosse sbagliata in eccesso, ci sarebbe comunque un ritorno monetario adeguato.
  4. Il gruppo manageriale deve riuscire a trasformare le vendite in profitti. Un buon management è in grado di ridurre i costi in modo importante. Quando un’azienda annuncia la necessità di tagliare i costi, secondo Buffett vuol dire che la gestione delle spese non è stata oculata, e sono stati impiegati i soldi degli azionisti in modo irrazionale. La sua strategia è quella di considerare aziende che negli anni sono sempre riuscite a mantenere un buon livello di utili sul fatturato.
  5. L’impresa non deve presentare eccessi di debiti. Le imprese hanno la possibilità di aumentare il loro ritorno sui mezzi propri aumentando il rapporto tra questi e il debito di lungo periodo. Secondo Buffett, un buon business dev’essere in grado di guadagnare senza l’aiuto di grandi quantità di debiti, i quali devono rimanere limitati nel range di sicurezza imposto, in rapporto al cash flow generato. Le aziende da osservare sono quelle che riescono ad ottenere profitti senza grandi debiti.
  6. L’impresa deve essere capace di progredire con costanza. Il famoso rapporto P/E, non è considerato da Buffett un valore sufficientemente approfondito per poter valutare un’azienda. Ogni anno le aziende distribuiscono solamente una parte degli utili agli azionisti, e un aumento di capitale del 20%, non è realisticamente utile se nel frattempo anche la base di capitale è aumentata del 20%. Buffett predilige aziende che hanno mostrato un buon ritorno sul capitale investito, chiamato return on equity.
  7. I manager devono aver realmente aumentato il valore per gli azionisti. Con questo punto si tratta la famosa regola “one dollar for one dollar”. Ogni anno le società dichiarano quanto utile verrà ridistribuito sotto dorma di dividendi (se possibile), mentre il restante verrà trattenuto dall’azienda. Tale ammontare, è quello che consentirà di analizzare nel lungo periodo l’efficacia dell’azienda, infatti se utilizzato per bene, aumenterà stabilmente il valore del titolo. Secondo l’imprenditore americano, sono da considerare quelle aziende che per ogni dollaro trattenuto abbiano creato almeno un dollaro di maggiore capitalizzazione di mercato del titolo.

Questi punti sono assai complicati da rispettare e da tenere costantemente sotto controllo. E’ necessario infatti un team che monitori i dati ricevuti sulle aziende, anche storicamente. Solamente con analisi approfondite e durature è possibile creare un vero guadagno a lungo termine. Risultati positivi o negativi sull’investimento in singole azioni senza le adeguate conoscenze ed analisi sono unicamente frutto della casualità. Sicuramente Warren Buffett nella sua scalata al successo non ha mai lasciato nulla puramente al caso.

Il libro che ha ispirato Warren Buffett

Warren Buffett afferma di aver letto un libro a metà del secolo scorso, imparando tutto ciò che gli sarebbe servito in futuro riguardo il mondo dell’imprenditoria.

Esiste una grande fetta di persone di questo settore, fortemente interessata a tutto ciò che dice o fa l’imprenditore statunitense. Questo status di guida, ha portato molta gente a mobilitarsi per incontrarlo, ascoltare le sue conferenze, seguire le sue dichiarazioni, tutto per provare a capire il suo segreto. E’ ironico come il segreto di Buffett non sia mai stato nascosto, anzi, ne svelò dettagliatamente la fonte in modo assolutamente spontaneo. Egli dichiarò di aver letto un libro chiamato “The intelligent investor”, imparando da questo libro tutto ciò che poi gli è servito per imparare come investire in modo efficace, ponendo un particolare interesse sui capitoli 8 e 20.

E’ incredibile pensare come sia bastato un libro a Buffett per comprendere un mondo complicatissimo, e addirittura indicando i paragrafi più significativi della propria esperienza. Qui di seguito vedremo cosa contengono i due capitoli del famoso libro, scritto da Benjamin Graham e pubblicato nel lontano 1949.

Capitolo 8

Ormai tutti sono a conoscenza del fatto che i mercati crescano e scendano nel tempo. Questo capitolo affronta tale argomento, concentrandosi sul come affrontare i movimenti di mercato così da poter investire con successo. La tendenza degli investitori, è quella di diventare fiduciosi e soddisfatti appena le azioni registrano guadagni importanti, mentre appena si vedono i primi accenni di perdita, la tendenza a vendere compulsivamente prevale su larga scala. La semplice logica basterebbe a far capire che tale comportamento scellerato è solo controproducente ai fini di un guadagno personale, tuttavia una marea di gente continua a farlo imperterrita.

Buffett è riuscito ad analizzare il mercato senza farsi guidare dai suoi finti movimenti a breve termine. L’imprenditore acquistò marchi come Coca-Cola e Wells Fargo (una delle quattro più grandi banche degli Stati Uniti), quando il mercato sottovalutava la loro crescita, rifiutando allo stesso tempo imprese vincenti come Amazon e Microsoft, riconoscendo però la propria incompetenza nel settore tecnologico. Nel capitolo 8, Graham consiglia di essere scaltri quando tutti gli altri sono spaventati ed essere calmi e prudenti quando la massa si getta avidamente su quello che trova.

Il vero investitore non è quasi mai costretto a vendere le proprie azioni, e generalmente, può ignorarne le quotazioni. Il punto focale su cui puntare l’attenzione, sono unicamente le proprie scelte. Infatti, l’investitore che si fa condizionare da ingiustificati ribassi del mercato, sta rapidamente perdendo la propria posizione di vantaggio. Per questo motivo sarebbe meglio non osservare le quotazioni delle proprie azioni, risparmiandosi l’ansia e la paura causata dagli errori di qualcun altro.

Capitolo 20

Questo capitolo si apre con un messaggio importante. La previsione che si stima sull’andamento delle azioni può essere spesso provocato da eventi imprevisti o poco prevedibili. A tal ragione, la soluzione da apportare è cercare di pagare le azioni il meno possibile, molto meno del loro valore stimato, mantenendo così un margine in caso di sbalzi improvvisi. Se un’azienda possiede un’azione valutata 40$, andrà comprata per circa 20$. Se si pensa di poter ricavare 4$ il prossimo anno, bisogna tenere un margine così che se durante l’anno il guadagno sarà di 2$, il bilancio finale sarà comunque positivo. L’investitore deve avere ampio margine tra la potenzialità stimata e i risultati effettivi.

Un esempio in contrasto con l’idea di margine di sicurezza può essere l’azione Visa. Una grande azienda, capace di sfruttare il salto da denaro cartaceo a trasferimenti di denaro grazie a carte di credito e tecnologia. Attualmente, il suo costo è pari a 22 volte gli utili del 2009. I calcoli indicano che questo dovrebbe essere il suo valore, se tutto andasse come programmato. Ma cosa si fa in caso la crescita si arrestasse? e se ci fossero degli scandali? e se i consumi scendono in picchiata? Il così detto margine di sicurezza, è quel fattore che elimina tutte le domande e le incertezze, mantenendo appunto un cuscino di guadagno per l’investitore in caso ci fossero dei problemi.

L’esempio di Buffett per l’acquisto di azioni

Nel 1994 ad esempio, Buffett decise di acquistare azioni di una società chiamata Gannett Corp., una holding di quotidiani. In quel periodo, il valore degli utili per azione girava attorno a 3,20$ all’anno, mentre contemporaneamente i titoli di stato avevano un rendimento del 7%. Così, se si divide $3,20 per 7%, si ottiene un valore relativo di $45,71 per azione.

Quindi, se le azioni della Gannett fossero state pagate 45,71$ l’una, avrebbe ottenuto un rendimento iniziale pari a quello dei titoli di stato.

Al contrario, nel caso fossero state pagate un prezzo più elevato, il rendimento iniziale sarebbe stato inferiore rispetto a quello dei titoli di stato. Infatti, se ad esempio si fossero pagate 50$, il rendimento iniziale sarebbe sceso al 6,4%.

A questo punto va considerato che gli utili per azione crescono annualmente e di conseguenza cresce anche il rendimento iniziale.

Il dubbio che si pose Buffett fu tra il fare un investimento di 45,71$ in titoli di stato, guadagnando sempre il 7%, e fare un investimento sulla stessa cifra in azioni, ottenendo un utile iniziale del 7$, ma con una rendita maggiore negli anni successivi grazie all’incremento dell’utile per azione.

Buffett scelse di proiettare l’indice composto di rendimento basato sugli incrementi storici degli utili per azione. Ad esempio, la Gannett mostrava un utile per azione cresciuto ad un tasso di rendimento del 8,6% nei dieci anni precedenti all’acquisto di Buffett. Nel caso in cui l’utile per azione di 3,20$ del 1994 fosse cresciuto ogni anno per i dieci consecutivi, gli utili per azione registrati al decimo anno sarebbero stati pari a 7,30$.

E’ possibile fornire una stima di variazione di prezzo dell’ultimo anno, moltiplicando gli utili per azione stimati per il rapporto medio alto e medio basso del p/e per azioni negli ultimi dieci anni.

Nel caso in cui gli utili fossero stati ridistribuiti, sarebbe stato anche necessario aggiungere ai prezzi ottenuti per il decimo anno una stima del valore dei dividendi pagati durante l’intero corso dei dieci anni passati.

Una volta che si stabiliscono i prezzi futuri, è importante determinare gli indici di rendimento nell’arco dei dieci anni seguenti, basandosi sempre sul prezzo attuale di vendita dell’azione. Warren Buffett suggerisce che il rendimento sia almeno del 15%.

L’imprenditore riesce a trarre continuo vantaggio dai cosiddetti “buoni affari”, per esempio quando un mercato ribassista trascina i prezzi verso il basso o se una visione negativa del mercato fa si che il valore di un’azione scenda nel breve periodo.

Buffett è uno che si avvantaggia dei “buoni affari”. Ad esempio quando un mercato ribassista guida i prezzi verso il basso o se una visione sfavorevole del mercato nel breve periodo fa sì che il prezzo di un’azione scenda. Tuttavia la sua valutazione focalizza l’attenzione sulla crescita dell’utile e non è contrario all’acquisto di azioni a una valutazione più alta se è sicuro che la società aumenterà i propri utili.

In conclusione

Questi consigli possono sembrare noiosi, poco utili o inefficaci. Molti investitori sbagliano a sottovalutare certi piccoli fattori. Ovviamente Buffett non è l’unico ad aver letto il libro di Graham, ma ciò che lo rende differente dagli altri, oltre al suo fiuto per gli affari, è la sua capacità di apprendere le nozioni fornite applicandole alla pratica lavorativa.

E interessante notare come soluzioni semplici si basino in realtà su analisi molto approfondite. Buffett infatti spiega ed ammette che il suo sistema non può essere copiato ed incollato per chiunque. Infatti egli possiede una grande esperienza, notevoli mezzi d’informazione, e dietro di sé ha uno staff di altissimo livello. Inoltre, non bisogna dimenticarsi delle possibilità economiche ormai enormi dell’imprenditore, capace di aggredire il mercato con una forza elevatissima.