Lezione 28 – Inflazione, Deflazione, Recessione

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inflazione, deflazione e recessione nella macroeconomia

Nei nostri articoli sulla strategia abbiamo messo bene in risalto quanto sia importante trovare un equilibrio tra l’analisi fondamentale e l’analisi tecnica. La prima fa più riferimento alla macroeconomia, mentre la seconda fa più riferimento ad un aspetto meramente tecnico, ovvero i grafici e alla loro interpretazione. In questo articolo desideriamo fare una sintesi di alcuni termini che si sentono spesso ma con i quali spesso si può fare confusione: recessione, inflazione, deflazione, stagnazione, stagflazione. Conoscerli bene è molto importante non solo per un aspetto formativo, ma anche per non sbagliarsi quando si vuole cogliere al volo una dichiarazione che può influire sui prezzi del mercato. Se ad esempio Draghi se ne esce con un nuovo dato sulla deflazione, occorre capire di cosa si tratta, per poi agire di conseguenza, nel caso tale dato possa influire su un determinato titolo, come ad esempio una coppia valutaria.

I dati macroeconomici infatti hanno vanno spesso ad influire sulle coppie valutarie, poiché esse dipendono dal valore delle singole valute che a loro volta rappresentano il benessere di una data economia. Perciò, si può ben capire come una economia sana abbia una valuta più forte di una economia in recessione.

Si noti bene che quando parliamo di una valuta e dell’economia del paese di riferimento, possiamo riferirci sia ad un singolo paese (es. dollaro per gli USA), sia ad una comunità di paesi (es. Europa per l’Euro) . La differenza tra queste due tipologie sta nel fatto che mentre una situazione negativa di uno stato singolo influisce molto sulla sua valuta, in una comunità invece l’andamento di un singolo stato influenza in modo più diluito l’andamento della stessa valuta. Ad esempio, se l’Italia è in recessione, il suo indice azionario di riferimento sarà colpito, mentre l’Euro comprendendo più paesi vedrà degli effetti più diluiti. Se l’Italia è in recessione, l’Euro può contare su altri paesi (si prenda questo puramente come esempio, senza alcun riferimento a dati reali).

Procediamo ora con la definizione di queste diverse situazioni in cui si può trovare un’economia.

La Recessione

Per recessione si intende una situazione di un’economia in cui i livelli di produzione risultano più bassi di quelli che si potrebbero ottenere utilizzando in modo completo ed efficiente tutti i fattori produttivi a disposizione. Più precisamente, si parla di recessione quando si verifica crescita negativa del PIL (Prodotto Interno Lordo) per due trimestri consecutivi in un ciclo economico con una durata compresa tra 6 e 18 mesi. Negli USA, invece, si parla di recessione quando il PIL reale diminuisce, sempre per due trimestri consecutivi. Ad ogni modo, vale soprattutto la prima definizione, più comunemente riconosciuta.

Cosa implica la recessione: la recessione è ovviamente un fattore negativo, che influisce negativamente sull’economia e può portare ad un deprezzamento della valuta soprattutto nel caso questa situazione si protragga nel tempo. Nel caso si consideri una coppia valutaria, va considerato il fatto che si tratta di un rapporto a due, perciò se entrambe le economie dei paesi delle valute sono in recessione, lo scarto si riduce o potrebbero procedere nello stesso modo.

Inflazione

Per inflazione si intende un aumento prolungato del livello medio dei prezzi, quindi prende in considerazione ciò che si può definire un lungo periodo, anche se tuttavia ormai vi si fa riferimento anche con dati mensili. L’aumento dell’inflazione genera un calo del potere di acquisto della moneta e quindi causa un calo della domanda in generale. Essendo i prezzi più alti, si possono acquistare meno beni e servizi rispetto ad una situazione in cui i prezzi sono più bassi, perciò l’inflazione è ciò che più colpisce i consumatori. Quando l’inflazione è causata dall’aumento dei prezzi delle materie prime si parla di agflazione, cosa che in questo periodo (fine 2014) praticamente non esiste, soprattutto per il petrolio.

Cosa implica l’inflazione: la questione è più complessa rispetto alla recessione. Infatti, l’inflazione può essere considerata sia da un punto di vista negativo, sia da un punto di vista positivo. Infatti, se ad un aumento dei prezzi si abbina un potere di acquisto non debole, vuol dire che l’economia di un dato paese è forte, è in salute e quindi avrà anche una forte valuta (soprattutto nel caso di paese “singolo”). Tuttavia, anche un paese forte può avere problemi di export se offre dei prezzi molto alti, poiché andrebbero a confrontarsi con una concorrenza che offre prezzi più bassi.
Al contrario, se ad una situazione di inflazione si abbina uno scarso potere d’acquisto, ecco che invece si ha un sintomo inequivocabile di un’economia in difficoltà.

Deflazione

Per deflazione si intende il contrario dell’inflazione. La deflazione infatti è un calo dei prezzi, causato solitamente dalla riduzione della disponibilità di credito. Come potete capire, se da una parte si tratta di una situazione positiva per il consumatore, dall’altra si crea una spirale negativa per i profitti delle aziende che rischiano la crisi, la chiusura, i licenziamenti, quindi disoccupazione e così via. Si pensi ad esempio a certi paesi in cui si può “comprare tutto a bassissimo prezzo”. Se andate ad approfondire il discorso, scoprirete che quel paese non se la passa benissimo economicamente.

Stagnazione

Per stagnazione s’intende una situazione economica in cui vi è calma piatta sul fronte del PIL e del reddito pro capite. Non si tratta di recessione in quanto non vi è un calo, ma semplicemente una situazione di persistenza e di non-crescita.

Stagflazione

Stagflazione è un termine che mischia Stagnazione e Inflazione, solitamente in presenza di alta disoccupazione. Si tratta di una situazione complessa in cui i governi possono sbattere la testa per diversi anni. Pensate che la stagflazione ha fatto la sua prima comparsa negli anni ’60 e che prima d’allora era ritenuta come una situazione impossibile dai principali economisti. La sua apparizione mise in crisi persino il famoso Keynes e la sua “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”. A spodestarlo fu un certo Milton Friedman che avviò il cosiddetto “Monetarismo”.

Storia dell’economia a parte, questa nuova situazione mise i governi occidentali a dura prova poiché dovevano contrastare qualcosa che non avevano mai affrontati. Si tratta di una situazione di stallo in cui le banche centrali dovrebbero ridurre la massa di moneta circolante per contenere la domanda di beni e servizi, cosa che comunque non favorirebbe la crescita economica e quindi non vi sarebbe il rientro della disoccupazione.

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