Bessent spinge il Clarity Act citando Satoshi: la partita Usa su Bitcoin si scalda
Il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent chiede al Senato di votare il Clarity Act e accusa i democratici di frenare le regole sugli asset digitali.

Bitcoin torna al centro dello scontro politico a Washington, dopo l’intervento del segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent a favore del Clarity Act. Bessent ha chiesto al Senato di portare rapidamente il testo al voto, sostenendo che gli Stati Uniti rischiano di perdere terreno sugli asset digitali se continueranno a muoversi senza regole chiare. Decrypt ha riportato che Bessent ha pubblicato giovedì un lungo messaggio sulla piattaforma X, accusando una parte dei democratici di rallentare il provvedimento per ragioni politiche.
Secondo la ricostruzione, la Camera avrebbe già approvato il Clarity Act da oltre un anno, mentre gli uffici delle commissioni Bancaria e Agricoltura del Senato avrebbero dedicato migliaia di ore a modifiche negoziate su base bipartisan. La tesi del Tesoro è che ora esista un testo pronto per l’aula. Il passaggio più simbolico è stato il richiamo a Satoshi Nakamoto, il creatore pseudonimo di Bitcoin.
Bitcoin Magazine ha indicato che Bessent ha usato una frase attribuita a Satoshi per sostenere che non sia più il momento di convincere gli scettici, ma di decidere. Il riferimento non è casuale: in una fase in cui il Congresso discute chi debba vigilare su mercati, intermediari e sviluppatori, l’evocazione di Satoshi serve a parlare direttamente alla base più ideologica del settore. La posta in gioco è ampia perché il Clarity Act punta a definire meglio la divisione di competenze tra autorità statunitensi e a offrire un quadro più stabile per operatori e investitori.
Il tema era già emerso nel nostro approfondimento sullo stallo del Clarity Act analizzato nei giorni scorsi, dove il rallentamento al Senato veniva letto come un possibile freno per l’intero comparto delle criptovalute. Per chi segue il settore da un punto di vista operativo, il nodo regolatorio resta centrale anche nella nostra guida al trading di criptovalute. Bessent ha respinto le critiche secondo cui il testo non offrirebbe sufficienti tutele ai consumatori o strumenti adeguati contro la finanza illecita.
Decrypt ha riferito che il segretario al Tesoro ha difeso in particolare i Titoli II e III, sostenendo che amplierebbero gli obblighi per gli intermediari di asset digitali e li avvicinerebbero agli standard già applicati alla finanza tradizionale. La linea è chiara: regolare il settore, non spingerlo fuori dagli Stati Uniti. Un altro punto delicato riguarda la tutela degli sviluppatori di software decentralizzato, inserita nel pacchetto attraverso una misura collegata alla certezza regolamentare per la catena a blocchi.
Bessent ha difeso anche questa parte, presentandola come una protezione per chi costruisce infrastrutture senza detenere fondi dei clienti o gestire direttamente scambi. È un tema cruciale per l’ecosistema, perché distingue tra intermediari finanziari e sviluppatori di codice. La tensione politica resta però elevata.
Bitcoin Magazine ha scritto che Bessent ha chiamato in causa la senatrice Elizabeth Warren e l’area più ostile alle criptovalute tra i democratici, accusandole di frenare il percorso del disegno di legge. Il confronto arriva dopo altre giornate difficili per gli asset digitali, compresa la pressione su XRP legata al Senato e alla Fed, che aveva già segnalato quanto le decisioni regolatorie statunitensi possano pesare sul sentiment di mercato. Il calendario aumenta la pressione sui legislatori, perché alcuni esponenti puntano a un voto prima della pausa di agosto del Congresso.
Nel frattempo, la regolamentazione resta un fattore seguito anche da Wall Street, come mostrano i recenti focus su Coinbase verso conti deboli e nuove regole Usa e sul dibattito attorno al dollaro agganciato a Bitcoin. Per gli investitori italiani interessati a comprare Bitcoin, la notizia non cambia da sola il quadro di mercato, ma conferma che la prossima fase del settore dipenderà sempre più dalla politica di Washington.