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Coinbase verso conti deboli: Wall Street guarda alle nuove regole

Analisti cauti sui conti Coinbase: volumi a pronti in calo nel secondo trimestre, Bitcoin debole e attenzione alle regole Usa per il 2026.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Coinbase verso conti deboli: Wall Street guarda alle nuove regole

Coinbase arriva ai conti del secondo trimestre con aspettative ridimensionate e un mercato delle criptovalute meno brillante rispetto a inizio anno. CoinDesk ha riportato che diversi analisti guardano ormai oltre il dato trimestrale, concentrandosi sulle indicazioni dei vertici per la seconda metà del 2026 e sul percorso della regolamentazione statunitense. Il prezzo di Bitcoin scambia a 63.651,09 dollari, in calo dello 0,41% nelle ultime 24 ore, mentre il trimestre appena chiuso è stato segnato da una flessione più ampia dell’attività a pronti.

CoinDesk ha indicato che Bitcoin ha perso circa 14% nel periodo, mentre Ethereum ha ceduto circa il 25%, con una partecipazione degli investitori al dettaglio rimasta contenuta. La pressione sui volumi è il punto centrale per il conto economico di Coinbase, ancora esposto alle commissioni generate dalle negoziazioni. Barclays, Benchmark, Clear Street e Compass Point hanno abbassato le stime prima della pubblicazione dei risultati, citando proprio la minore attività nel mercato a pronti delle criptovalute.

Secondo CoinDesk, Benjamin Budish di Barclays stima che Coinbase abbia gestito circa 152 miliardi di dollari di volumi nel trimestre, contro attese di mercato vicine a 178 miliardi. L’analista prevede anche un margine operativo lordo rettificato circa 3% sotto le stime medie, per effetto di ricavi istituzionali più deboli e minori ricompense legate alle reti digitali. La lettura non riguarda soltanto il trimestre chiuso, ma la capacità della società di ridurre la dipendenza dalle commissioni di scambio.

È un passaggio chiave anche per chi segue il trading criptovalute, perché l’andamento dei volumi resta uno dei segnali più immediati per valutare il ciclo del settore e la propensione al rischio degli operatori. Il tema politico-regolatorio pesa quanto i numeri. La società guidata da Brian Armstrong resta al centro del dibattito sulle regole Usa per gli asset digitali, dopo che il tema Coinbase era già emerso nella nostra analisi su banche centrali e conti Coinbase e nel confronto sul debito statunitense legato alla proposta di Armstrong su dollaro e Bitcoin.

Il quadro normativo resta però in evoluzione e non privo di ostacoli. Il rallentamento del Clarity Act al Senato, approfondito nel nostro focus su XRP e Clarity Act, mostra come la regolamentazione possa incidere direttamente sulle valutazioni delle società esposte alle criptovalute, anche quando i risultati trimestrali sono il catalizzatore più vicino. Un elemento parzialmente favorevole è arrivato da giugno, quando il mercato ha mostrato segnali di miglioramento rispetto ad aprile e maggio.

CoinDesk ha però precisato che, per molti analisti, il recupero finale del trimestre non è stato sufficiente a compensare la debolezza precedente, lasciando aperto il nodo della redditività nel breve periodo. Per Wall Street, quindi, la reazione ai conti potrebbe dipendere meno dal dato storico e più dal linguaggio usato dai vertici sulla seconda metà dell’anno. Se Coinbase segnalerà una ripresa stabile dei volumi o un contributo crescente dalle nuove attività, il mercato potrebbe guardare oltre il trimestre debole; in caso contrario, la compressione delle stime rischia di restare il tema dominante.

Fonti - CoinDesk

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