Bitcoin pesa sui deflussi: per Citi il nodo non è Strategy
Citi indica nei deflussi dai fondi quotati su Bitcoin il fattore chiave del calo, più della vendita di Strategy che ha scosso il mercato.

Bitcoin resta sotto pressione dopo la vendita di una piccola quota detenuta da Strategy, ma per Citi il vero problema del mercato non è la mossa di Michael Saylor. CoinDesk ha riportato che, secondo la banca statunitense, la dinamica decisiva è il raffreddamento della domanda attraverso i fondi quotati su Bitcoin a replica diretta. La criptovaluta scambia a 66.504,85 dollari, in calo dello 0,23% nelle ultime 24 ore. La reazione degli operatori alla vendita di Strategy è stata comunque pesante. CoinDesk ha indicato che il token ha perso circa il 9% da domenica e mercoledì è sceso sui livelli più bassi da marzo, confermando un clima già descritto nel nostro aggiornamento su Bitcoin sotto 66.000 dollari tra ETF e tensioni. La società, storicamente associata a una linea di accumulo e detenzione, ha così incrinato una narrativa che per anni aveva sostenuto parte del sentiment rialzista. Citi, però, ridimensiona l’elemento sorpresa. L’istituto ha ricordato che Michael Saylor aveva già fatto riferimento, durante la comunicazione sui risultati del primo trimestre, alla possibilità di cedere alcune posizioni fiscalmente meno efficienti nell’ambito di una più ampia ottimizzazione del portafoglio. Il punto, secondo questa lettura, è che il mercato ha reagito in modo amplificato perché mancava una base fresca di acquirenti pronta ad assorbire la pressione. L’analista Alex Saunders ha attribuito un peso centrale ai flussi dei fondi quotati su Bitcoin a replica diretta. Secondo la stima citata da CoinDesk, questi movimenti spiegherebbero circa il 45% della variazione dei rendimenti settimanali di BTC. È un dato rilevante perché sposta l’attenzione dalla singola vendita aziendale alla struttura della domanda istituzionale, tema già emerso nell’analisi su ETF Bitcoin e fuga record dai prodotti quotati. Il passaggio più delicato riguarda la persistenza dei riscatti. I fondi hanno registrato 11 sedute consecutive di deflussi netti, una sequenza indicata come record da CoinDesk sulla base del commento di Citi. In questa fase, il mercato sembra quindi scontare non soltanto l’offerta aggiuntiva legata a Strategy, ma soprattutto una domanda marginale più debole da parte degli investitori che nei mesi scorsi avevano sostenuto il prezzo attraverso strumenti regolamentati. La fragilità non riguarda solo BTC. Quando il capitale esce dai prodotti più liquidi, l’effetto tende a ridurre l’appetito per il rischio anche sulle altre criptovalute, incluse realtà come NEAR Protocol, che dipendono in misura rilevante dal tono generale del comparto. In un mercato con liquidità più selettiva, la distinzione tra notizie specifiche e tendenza di fondo diventa cruciale anche per chi segue una guida su comprare Bitcoin con un approccio di lungo periodo. Citi ha inoltre segnalato un altro elemento di incertezza: le possibilità di approvazione, entro l’anno, di un disegno di legge statunitense sulla struttura del mercato delle criptovalute appaiono in diminuzione. Un intervento normativo negli Stati Uniti avrebbe potuto riattivare l’interesse degli investitori, soprattutto se capace di chiarire ruoli, controlli e confini tra autorità di vigilanza. Su questo fronte si inserisce anche il dibattito politico richiamato nel nostro articolo su pensioni Usa e Bitcoin. Il quadro operativo resta quindi dominato dai flussi, più che dal singolo episodio societario. La vendita di Strategy ha colpito il sentiment perché tocca una figura simbolica del mercato, ma la lettura di Citi suggerisce che la direzione di BTC dipenderà soprattutto dalla capacità dei fondi quotati di tornare ad attrarre capitale. Finché i riscatti continueranno, ogni rimbalzo rischia di restare esposto a nuove prese di beneficio, come mostrato anche dalle recenti scommesse ribassiste sui mercati previsionali legati a Bitcoin. ### Fonti - CoinDesk