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Bitcoin risale con l’intesa Usa-Iran: petrolio in netto calo

Bitcoin recupera area 65.000 dollari dopo l’intesa Usa-Iran e il calo del petrolio. Mercati più propensi al rischio, altcoin in rialzo.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Bitcoin risale con l’intesa Usa-Iran: petrolio in netto calo

Bitcoin è tornato sopra la soglia dei 65.000 dollari dopo le notizie su un’intesa tra Stati Uniti e Iran, che hanno ridotto la pressione geopolitica sui mercati. Il token scambia a 65.726,97 dollari, con una variazione a 24 ore pari a +0,03%, dopo un’accelerazione più marcata nella sessione asiatica. Il movimento è arrivato mentre gli investitori hanno ridimensionato il premio al rischio legato all’energia.

CoinDesk ha riportato che Washington e Teheran hanno raggiunto un accordo per fermare le ostilità e riaprire lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per i flussi globali di greggio. La firma dell’intesa è indicata per venerdì in Svizzera, con l’annuncio arrivato prima dal premier pachistano Shehbaz Sharif e poi dal presidente Donald Trump e dai media statali iraniani. Nello stesso contesto, il petrolio ha corretto con forza: il Brent è sceso di oltre il 4% verso 83 dollari al barile, mentre il WTI è arretrato di quasi il 5% sotto area 81 dollari.

Il recupero ha portato la principale criptovaluta su un massimo da quasi due settimane, dopo il minimo vicino a 63.722 dollari toccato nelle prime ore asiatiche prima della diffusione delle notizie sull’accordo. CoinDesk ha indicato anche un passaggio intorno a 65.844 dollari, pari a un rialzo del 2,1% sulle 24 ore nel momento più intenso del movimento. The Block ha collegato il rimbalzo al miglioramento della propensione al rischio, un’evoluzione che aggiorna il quadro già emerso nel nostro approfondimento sul segnale di tregua tra Usa e Iran.

La risalita resta significativa perché arriva dopo la discesa sotto i 60.000 dollari della scorsa settimana, il livello più debole da ottobre 2024 secondo quanto riportato da CoinDesk. Il mercato aveva già mostrato segnali di riattivazione quando la criptovaluta aveva recuperato quota 64.000 dollari, come analizzato nel nostro focus su tregua ed ETF spot. La nuova accelerazione suggerisce che la componente macro, in questa fase, sta pesando più delle sole dinamiche interne al settore.

Il movimento non è rimasto isolato. Ether è salito del 2,5% a 1.721 dollari, mentre Solana ha guadagnato il 3,6% a 71 dollari e XRP è avanzato del 3,2% a 1,19 dollari, secondo CoinDesk. Anche BNB e Dogecoin hanno registrato rialzi superiori all’1%, mentre HYPE di Hyperliquid è stato indicato come il più brillante della seduta con un progresso del 7,5% vicino a 65 dollari.

In un contesto di recupero diffuso, asset ad alta beta come NEAR Protocol restano esposti ai cambi di umore sulla propensione al rischio. La reazione si è vista anche fuori dal comparto digitale: le borse asiatiche sono salite di oltre il 3%, con il Nikkei 225 diretto verso una chiusura record, mentre i future sull’S&P 500 sono avanzati dell’1,2%. Il dollaro ha perso terreno contro le principali valute, coerentemente con una fase di maggiore appetito per il rischio.

Per chi segue la struttura di mercato, il tema resta quello della gestione della volatilità nel trading criptovalute, più che un segnale univoco di direzione. Il confronto tra i principali token torna quindi al centro, dopo la nostra analisi sul ruolo relativo degli asset più liquidi. Resta aperto anche il canale dei fondi quotati, dopo il ritorno degli afflussi descritto nel focus sugli ETF dopo cinque sedute negative.

La combinazione tra geopolitica, energia e flussi finanziari resta il principale snodo per capire se il rimbalzo potrà consolidarsi. Il passaggio decisivo sarà ora la firma prevista per venerdì e l’effettiva riapertura dello Stretto di Hormuz. La riduzione del rischio energetico elimina una parte della pressione che aveva pesato sui mercati per mesi, ma non cancella la volatilità tipica delle criptovalute.

Per il momento, il mercato ha reagito come a una distensione macro: meno premio sul petrolio, più domanda per gli asset rischiosi.

Fonti - The Block

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