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Bitcoin e oro arretrano insieme: il mercato teme tassi più alti

Bitcoin e oro scendono insieme mentre i rendimenti USA risalgono e il mercato teme tassi più alti dopo il dato sull’inflazione. Altcoin deboli.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Bitcoin e oro arretrano insieme: il mercato teme tassi più alti

Bitcoin torna sotto pressione insieme all’oro, in una seduta in cui il mercato ha ridotto l’esposizione agli strumenti che non offrono rendimento. La criptovaluta scambia a 61.591,3 dollari, con una variazione a 24 ore di -0,15%, mentre il metallo prezioso è sceso sotto quota 4.200 dollari l’oncia nelle ore più tese della giornata. Il punto centrale è la nuova scommessa su tassi più alti negli Stati Uniti. CoinDesk ha riportato che, nel corso di mercoledì 10 giugno, BTC era passato di mano a 61.233 dollari, in calo del 3% sulle 24 ore e del 6,9% su base settimanale. La lettura del mercato è netta: se i rendimenti obbligazionari salgono, diminuisce l’attrattiva relativa di oro e criptovalute, due comparti che non distribuiscono cedole. Per chi segue il tema da un punto di vista operativo, il movimento conferma quanto i tassi restino una variabile centrale anche nelle fasi dedicate a comprare Bitcoin, senza che questo implichi una direzione univoca dei prezzi. La debolezza si è allargata alle principali criptovalute alternative. Ethereum ha ceduto il 3,4% a 1.625 dollari, mentre Solana è arretrata del 4,1% a 64,24 dollari, secondo quanto riportato da CoinDesk. XRP ha perso il 4,3% a 1,12 dollari, BNB e Dogecoin sono scese entrambe di meno del 3%. Tra i nomi più sensibili al rischio, Hyperliquid ha segnato un calo giornaliero del 10,2%, aggravando una flessione settimanale superiore al 20%. Il movimento non riguarda solo le criptovalute. CoinDesk ha indicato che il Kospi sudcoreano, particolarmente esposto alla filiera dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale, è sceso del 6,3%, contribuendo al ribasso dell’indice azionario Asia-Pacifico MSCI. I derivati sul Nasdaq 100 puntavano a un avvio debole a Wall Street, mentre il Brent restava vicino a 92 dollari al barile dopo nuovi attacchi statunitensi contro l’Iran. Il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,54%, rafforzando la pressione sugli strumenti più rischiosi. La caduta simultanea di oro e Bitcoin è rilevante perché i due mercati non si muovono sempre nella stessa direzione. Entrambi sono spesso trattati come riserve di valore, ma diventano meno competitivi quando gli operatori si attendono una remunerazione più elevata dalla liquidità e dai titoli di Stato. L’attenzione si concentra sul dato dell’inflazione USA di mercoledì: una lettura superiore alle attese potrebbe rafforzare l’ipotesi di una Federal Reserve più rigida sotto la guida di Kevin Warsh, mantenendo i tassi elevati più a lungo. Il quadro si inserisce in una fase già fragile per il mercato delle criptovalute. Nelle ultime sedute avevamo segnalato l’aumento della volatilità di Bitcoin mentre si calma il panico sul petrolio e il peso combinato di inflazione ed ETF sul prezzo di Bitcoin. Anche XRP era già sotto osservazione dopo la rottura del supporto a 1,13 dollari, un livello ora tornato centrale nella lettura tecnica di breve periodo. Per il mercato, la soglia psicologica dei 62.000 dollari resta quindi un riferimento immediato. Un recupero stabile sopra quel livello potrebbe ridurre la pressione di breve periodo, ma l’elemento decisivo rimane macroeconomico: finché i rendimenti USA continueranno a salire, oro e criptovalute rischiano di restare esposti alla stessa dinamica di vendita. La seduta di oggi mostra che, nelle fasi di stretta monetaria attesa, anche strumenti considerati alternativi possono essere colpiti insieme. ### Fonti - CoinDesk

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