Bitcoin resta sotto pressione mentre oro e argento cedono all’IA
Bitcoin risente del sell-off su oro e argento: la rotazione verso l’IA e una Fed più dura riducono l’appeal degli asset scarsi.

Bitcoin resta sotto pressione insieme a oro e argento, in una correzione che sta colpendo gli asset considerati rifugio o scarsi. La criptovaluta scambia a 60.451,99 dollari, in rialzo dello 0,75% nelle ultime 24 ore, ma il quadro resta fragile dopo la discesa verso area 58.000 dollari segnalata nei giorni scorsi. CoinDesk ha riportato che il movimento non riguarda solo il mercato delle criptovalute: l’oro è sceso sotto 4.000 dollari per la prima volta da novembre, mentre l’argento ha perso oltre metà del valore rispetto ai massimi.
La lettura proposta è che la stessa operazione che aveva sostenuto metalli preziosi e BTC negli ultimi due anni si stia ora sgonfiando. Il filo conduttore è la cosiddetta scommessa sulla svalutazione della moneta, cioè l’idea che debito pubblico e spesa statale possano erodere nel tempo il potere d’acquisto delle valute tradizionali. In questo schema, oro e argento rappresentano la versione storica del rifugio, mentre BTC è stato spesso presentato come alternativa digitale grazie all’offerta limitata a 21 milioni di unità; un tema centrale anche nella nostra guida dedicata.
A cambiare il contesto è stata anche la rotazione dei capitali verso i titoli legati all’intelligenza artificiale. La corsa del comparto tecnologico, già emersa nel nuovo segnale arrivato da Micron a Wall Street, sta attirando liquidità da più aree del mercato, comprese quelle che negli ultimi trimestri avevano beneficiato della ricerca di protezione dall’inflazione e dalla debolezza del dollaro. Sul fronte monetario, CoinDesk ha indicato che il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha adottato un tono restrittivo al suo primo incontro.
I mercati stanno ora incorporando due rialzi da un quarto di punto entro marzo 2027, con il tasso di riferimento atteso nell’area 4,00%-4,25%; nello stesso periodo, il dollaro si è rafforzato dello 0,8% nella settimana. Un dollaro più forte e rendimenti attesi più elevati riducono l’attrattiva degli asset che non distribuiscono cedole o interessi, come metalli preziosi e criptovalute. La dinamica si inserisce in un mercato già nervoso, dopo le discussioni sui flussi degli ETF su BTC e dopo il passaggio sotto quota 60.000 dollari analizzato nella precedente fase di debolezza legata a ETF e Fed.
La pressione non arriva quindi da un singolo catalizzatore, ma dall’incrocio tra politica monetaria, forza del dollaro e fame di esposizione all’intelligenza artificiale. Anche il dibattito sulle società esposte a BTC resta acceso, come mostrato dal recente focus su costi IA di Coinbase e ribasso BTC, mentre gli operatori cercano di capire se il calo sia una correzione temporanea o l’avvio di una rotazione più ampia.