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State Street, la lezione su Bitcoin mancato e oro anticipato

Lori Heinel di State Street racconta l’errore su Bitcoin a 500 dollari e la chiamata anticipata sull’oro oltre quota 3.000. Il tema è il ruolo degli asset rifugio.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
State Street, la lezione su Bitcoin mancato e oro anticipato

Il caso Bitcoin torna al centro del dibattito tra i grandi gestori dopo il racconto di Lori Heinel, responsabile globale degli investimenti di State Street, su una scelta mancata quando il token valeva circa 500 dollari. 24/7 Wall St. ha ricostruito l’episodio partendo dall’intervento della manager nel podcast Masters in Business di Barry Ritholtz. La stessa dirigente, però, aveva colto con largo anticipo il cambio di regime sull’oro, prima della corsa oltre quota 3.000 dollari.

Heinel supervisiona investimenti per circa 5,7 trilioni di dollari e, secondo la ricostruzione, aveva proposto l’esposizione all’oro ai clienti di State Street quasi sette anni prima del superamento della soglia dei 3.000 dollari. La tesi era legata all’indebolimento del classico portafoglio 60/40, composto da azioni e obbligazioni, e ai timori sull’erosione del potere d’acquisto legata al debito pubblico statunitense. Il punto non era inseguire un prezzo in salita, ma costruire una copertura prima che diventasse consenso.

La vicenda mette in evidenza una caratteristica spesso trascurata dei diversificatori: funzionano davvero solo se entrano in portafoglio prima che il mercato ne accetti pienamente la narrativa. È una dinamica che riguarda anche chi studia come comprare Bitcoin, perché la conferma del prezzo arriva quasi sempre quando buona parte del movimento è già avvenuta. L’errore riconosciuto su Bitcoin e la previsione sull’oro raccontano quindi due lati della stessa disciplina: valutare scenari scomodi quando non sono ancora popolari.

Sul mercato, Bitcoin scambia a 63.096 dollari, con una variazione nelle 24 ore pari a +0,33%. Il tema resta intrecciato alla discussione sul debito degli Stati Uniti, già riemersa nel dibattito dopo la posizione di Brian Armstrong sul dollaro agganciato a Bitcoin raccontata nel nostro approfondimento su debito Usa e Bitcoin. Anche il confronto politico sul Clarity Act, riacceso dalle parole di Scott Bessent su Satoshi nella nostra analisi sulla partita Usa su Bitcoin, conferma che l’asset non è più un tema marginale per Wall Street.

La lezione vale anche fuori dalle criptovalute, soprattutto in una fase in cui l’azionario tecnologico è dominato da pochi nomi e dall’intelligenza artificiale. NVIDIA resta uno dei simboli di questa concentrazione, come emerso anche nel nostro articolo su Alibaba, Moonshot e i chip NVIDIA. Il parallelo non riguarda i fondamentali dei singoli asset, ma la difficoltà di distinguere in tempo una tendenza strutturale da una moda già prezzata, un tema evidente anche nel nodo dei costi dell’IA analizzato dopo i conti di Microsoft e Alphabet. Per State Street, il racconto di Heinel non è una raccomandazione operativa, ma un promemoria sul modo in cui gli investitori istituzionali valutano rischio e coperture quando il manuale tradizionale smette di bastare.

Nel comparto delle criptovalute, lo stesso passaggio da nicchia a infrastruttura finanziaria si riflette nelle divisioni di Wall Street su società come Coinbase, tema approfondito dopo la trimestrale nella nostra analisi su Coinbase e il giudizio del mercato. La differenza, oggi, è che Bitcoin non viene più osservato solo come scommessa speculativa, ma come possibile indicatore del rapporto tra fiducia monetaria, tecnologia e gestione del rischio.

Fonti - 24/7 Wall St.

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