Bitcoin sotto 62.000 dollari: liquidazioni da 1,5 miliardi
Bitcoin rimbalza a 63.284 dollari dopo il crollo sotto 62.000: liquidazioni per 1,5 miliardi e deflussi dagli ETF spot Usa pesano sul mercato.

Bitcoin è sceso brevemente sotto 62.000 dollari giovedì mattina, innescando una nuova ondata di vendite forzate sui mercati delle criptovalute. Il movimento è stato parzialmente riassorbito nelle ore successive: BTC scambia a 63.284 dollari, in calo dell’1,18% nelle ultime 24 ore, ma resta sotto pressione dopo il ribasso più violento degli ultimi mesi. CoinDesk ha riportato che nelle ultime 24 ore sono state cancellate posizioni rialziste a leva per oltre 1,5 miliardi di dollari. Le liquidazioni hanno coinvolto più di 208.000 operatori, con perdite superiori a 800 milioni di dollari sui contratti legati a BTC e altri 386 milioni su quelli collegati a ether. La dinamica segnala un mercato arrivato al ribasso con un’esposizione speculativa ancora elevata, poi costretto a ridurre rapidamente il rischio. La pressione non arriva solo dai derivati. CoinDesk ha indicato che gli investitori hanno ritirato circa 1 miliardo di dollari dagli ETF spot statunitensi legati a BTC questa settimana, estendendo una sequenza di deflussi netti già diventata il principale elemento di fragilità del mercato. Il tema era emerso anche nella nostra ricostruzione sui deflussi record netti dagli ETF su criptovalute Usa, mentre un’altra analisi aveva evidenziato come la domanda istituzionale resti il nodo centrale. Secondo Presto Research, citata da CoinDesk, il calo non dipenderebbe necessariamente da un singolo catalizzatore interno al settore. La società ha collegato le fasi più deboli dell’anno alla concorrenza esercitata da oro e titoli legati all’intelligenza artificiale, favoriti da aspettative più prudenti sui tagli dei tassi della Federal Reserve. Per chi segue il trading criptovalute, il punto diventa quindi meno tecnico e più macroeconomico: liquidità, inflazione e costo del denaro restano variabili decisive. Il meccanismo delle liquidazioni ha amplificato il movimento. Quando il prezzo scende sotto livelli considerati critici, le piattaforme chiudono automaticamente le posizioni a leva finanziaria insufficientemente coperte, generando nuove vendite e aumentando la volatilità. La tensione sui derivati era già visibile nei giorni scorsi, come indicato nella nostra analisi sulla paura tornata sulle opzioni dopo lo scivolone a 66.000 dollari. Il ribasso si inserisce in una sequenza di sedute negative per il comparto. Nelle ultime giornate BTC aveva già perso area 66.000 dollari, mentre gli investitori monitoravano deflussi dagli ETF, forza dei listini azionari e nuove tensioni geopolitiche. Il contesto era stato ricostruito anche nell’articolo sul calo insieme al petrolio e alle paure sul Medio Oriente, oltre che nell’aggiornamento sul rimbalzo fragile tra ETF e tensioni. La lettura di Presto Research suggerisce che una stabilizzazione potrebbe richiedere un miglioramento del quadro macro più che una notizia specifica dal settore delle criptovalute. In particolare, un allentamento dei timori su inflazione e tassi potrebbe riportare domanda sugli asset più sensibili alla liquidità. Per ora, però, il mercato resta condizionato da deflussi, leva e rotazione del capitale verso altri segmenti percepiti come più forti. ### Fonti - CoinDesk