Bitcoin scivola con il petrolio: Medio Oriente riaccende la paura
Bitcoin tocca i minimi da marzo mentre il petrolio sale per le tensioni nello Stretto di Hormuz. Vendite anche su Ethereum e Solana. Mercati sotto pressione.

Bitcoin è tornato sotto pressione mercoledì 3 giugno 2026, scivolando sui minimi da marzo mentre il mercato ha prezzato un nuovo aumento del rischio geopolitico in Medio Oriente. La principale criptovaluta scambia a 65.646,72 dollari, in calo dell’1,52% nelle ultime 24 ore, dopo una seduta segnata anche dal rialzo del Petrolio Brent. Decrypt ha riportato che le vendite sulle criptovalute si sono mosse insieme alla debolezza delle azioni statunitensi, in una giornata condizionata dalle notizie arrivate dallo Stretto di Hormuz. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha indicato di aver intercettato missili e droni iraniani e di aver poi condotto attacchi di autodifesa in un’area strategica per il traffico energetico globale, attraverso la quale passa circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio. Il rialzo del greggio ha amplificato i timori su un possibile impatto inflazionistico. I contratti sul Brent sono saliti fino a 96 dollari al barile, un massimo di 12 giorni, mentre il rendimento del Treasury statunitense a dieci anni è risalito verso il 4,5%. Per le attività digitali, che restano sensibili alle aspettative sui tassi, il movimento ha alimentato un nuovo passaggio verso la riduzione del rischio. La pressione non si è fermata a Bitcoin. Ethereum e Solana hanno perso circa il 5% nella dinamica descritta da Decrypt, mentre il clima di avversione al rischio ha coinvolto più in generale le criptovalute alternative, comprese attività ad alta volatilità come NEAR Protocol. Il quadro conferma una fase in cui le notizie macroeconomiche e geopolitiche pesano più dei singoli catalizzatori di rete. Sui mercati previsionali citati da Decrypt, gli operatori attribuivano una probabilità del 57% allo scenario in cui il petrolio salga a 120 dollari prima di scendere a 55 dollari. È un segnale di quanto la componente energetica sia tornata centrale nella lettura dei mercati: un greggio più caro può sostenere l’inflazione attesa, ritardare eventuali tagli dei tassi e ridurre l’appetito per strumenti percepiti come più rischiosi. Il ribasso arriva dopo una serie di sedute già difficili per Bitcoin. Nelle ultime analisi avevamo segnalato come Bitcoin cede sotto 66.000 dollari mentre le Borse segnano record, una divergenza che aveva evidenziato il minore slancio rispetto ad altri comparti di mercato. Anche la lettura sulla volatilità era peggiorata, con la paura tornata sulle opzioni dopo lo scivolone a 66.000. La seduta conferma che il tema non riguarda soltanto chi osserva il prezzo giornaliero o studia come comprare Bitcoin, ma anche la relazione tra criptovalute, energia e rendimenti obbligazionari. Se il rischio energetico dovesse restare elevato, il mercato potrebbe continuare a trattare Bitcoin più come attività sensibile alla liquidità che come copertura immediata contro l’inflazione. Resta inoltre aperto il fronte dei flussi e del posizionamento. Il recente aumento delle scommesse ribassiste sui mercati previsionali indica che una parte degli operatori sta incorporando scenari più prudenti. Per ora, il recupero appare legato non solo alla domanda sulle criptovalute, ma anche a un raffreddamento delle tensioni nello Stretto di Hormuz e a un arretramento del petrolio dai livelli raggiunti nelle ultime ore. ### Fonti - Decrypt