Bitcoin meno volatile: per Trace Mayer è maturità, non debolezza
La volatilità di Bitcoin è scesa dai picchi del 2021. Per Trace Mayer il calo indica maggiore profondità e adozione istituzionale del mercato.

Bitcoin non mostra più le oscillazioni estreme che per anni hanno definito il mercato delle criptovalute. CoinDesk ha riportato che la volatilità è scesa verso 35, dopo un picco vicino a 120 nel 2021, mentre il prezzo resta sostanzialmente fermo a 73.753,47 dollari, con una variazione nelle 24 ore pari a -0,02%. La lettura di Trace Mayer, investitore di lungo corso e ideatore del Mayer Multiple, è che il calo della volatilità non segnali perdita di forza, ma una maggiore profondità economica del mercato. Nell’analisi riportata da CoinDesk, Mayer collega il fenomeno alla crescita dell’adozione istituzionale: un mercato più grande e liquido diventa meno facile da spostare con flussi isolati. È un passaggio rilevante anche per chi segue la nostra guida su come comprare Bitcoin, perché cambia il profilo storico del rischio associato all’attività digitale. Il punto centrale riguarda la struttura dei derivati. Secondo Mayer, la vendita di opzioni di acquisto coperte da parte di istituzioni e società che detengono bitcoin contribuisce a comprimere le oscillazioni: chi possiede monete può incassare premi iniziali cedendo parte del potenziale rialzo oltre determinati livelli. Questo meccanismo, sempre più diffuso quando entrano operatori professionali, tende a creare un mercato meno impulsivo rispetto alle fasi dominate quasi solo da domanda e offerta spot. La dinamica si inserisce in una fase in cui i derivati sulle criptovalute stanno diventando più centrali anche negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi abbiamo seguito l’apertura della CFTC ai future perpetui su Bitcoin negli Stati Uniti, un passaggio che conferma la crescente istituzionalizzazione degli strumenti collegati alla criptovaluta. La minore volatilità, in questo quadro, non implica necessariamente assenza di rischio: segnala piuttosto che il rischio viene sempre più trasferito, prezzato e gestito attraverso mercati regolamentati o comunque più strutturati. Resta però un equilibrio fragile. La compressione della volatilità può essere letta come maturazione, ma anche come fase di attesa in un mercato che ha già mostrato segnali di domanda selettiva. Lo dimostrano i recenti deflussi record dagli ETF Bitcoin, che hanno riportato l’attenzione sulla tenuta dei flussi istituzionali dopo mesi di forte partecipazione. In altre parole, un mercato meno nervoso non è automaticamente un mercato privo di pressioni: i movimenti possono essere più lenti, ma restano legati a liquidità, tassi, regolamentazione e appetito per il rischio. La tesi di Mayer si collega anche al cambiamento dell’ecosistema intorno alla custodia e all’uso di bitcoin. L’aggiornamento del portafoglio hardware Coldcard MK5 mostra come la sicurezza resti un tema centrale per gli utenti, mentre il progetto del Texas sulla riserva Bitcoin indica che anche il settore pubblico guarda con maggiore attenzione alla custodia diretta. In questo contesto, la volatilità più bassa appare meno come una rinuncia alla natura originaria del mercato e più come l’effetto di una base di partecipanti più ampia, con strumenti e orizzonti diversi. ### Fonti - CoinDesk