Carolina del Sud blinda Bitcoin e vieta il dollaro digitale
Il governatore Henry McMaster firma la legge che protegge pagamenti, custodia ed estrazione di criptovalute e blocca l’uso statale delle CBDC.

La Carolina del Sud ha trasformato in legge una misura che protegge l’uso di Bitcoin e delle altre attività digitali nei pagamenti, nella custodia personale e nell’estrazione. Il provvedimento vieta inoltre agli enti statali di usare o sperimentare valute digitali di banca centrale, segnando una nuova presa di posizione locale nel dibattito statunitense sul cosiddetto dollaro digitale. Bitcoin Magazine ha indicato che il governatore Henry McMaster ha firmato il Senate Bill 163 il 19 maggio, dopo un iter legislativo sostenuto da maggioranze molto ampie: 38 voti a 1 al Senato statale e 110 a 1 alla Camera. Decrypt ha riportato che la proposta era stata introdotta nel gennaio 2025 e che modifica il quadro normativo locale sulle attività digitali, con l’obiettivo di chiarire cosa possono fare utenti, imprese e infrastrutture del settore. Il cuore della legge riguarda la custodia personale e l’uso commerciale delle criptovalute. Individui e imprese non potranno essere bloccati dall’accettare attività digitali come pagamento per beni e servizi legali, né dall’usare portafogli autogestiti o dispositivi hardware per conservare direttamente i propri fondi. È un passaggio che tocca un tema centrale anche per chi studia come comprare Bitcoin senza delegare integralmente la gestione degli strumenti di custodia a intermediari terzi. La norma introduce anche un divieto esplicito per le valute digitali di banca centrale. Agenzie, dipartimenti e suddivisioni politiche della Carolina del Sud non potranno accettare né imporre pagamenti in CBDC, né partecipare a programmi pilota collegati a tali strumenti. La scelta conferma l’impostazione già emersa nella nostra precedente copertura sulla legge pro Bitcoin in South Carolina, dove il tema principale era il confine tra innovazione nei pagamenti e controllo pubblico sull’infrastruttura monetaria digitale. Un altro capitolo riguarda l’estrazione di attività digitali. Secondo Decrypt, la legge impedisce restrizioni specifiche contro le imprese di estrazione nelle aree destinate a uso industriale, a condizione che rispettino i limiti generali sull’inquinamento acustico e non creino ulteriore pressione sulla rete elettrica. Il rapporto tra infrastrutture energetiche e reti decentralizzate resta al centro del settore, come mostrato anche dal caso Node NBO a Nairobi, dove energia e calcolo distribuito sono diventati parte dello stesso dossier industriale. Il testo chiarisce inoltre che operatori di nodi, imprese di estrazione e sviluppatori di programmi basati su registri distribuiti non devono ottenere una licenza da trasmettitore di denaro per queste sole attività. È un punto rilevante perché negli Stati Uniti la linea tra servizi finanziari regolati e infrastruttura tecnica delle reti resta contestata, come emerso anche nelle pressioni politiche sull’OCC raccontate nell’articolo su Elizabeth Warren e le licenze per criptovalute. La decisione della Carolina del Sud arriva mentre il dibattito statunitense sulle criptovalute continua a muoversi su più livelli: norme statali, autorità federali, fondi quotati e tesorerie aziendali. Anche le iniziative legate agli ETF restano sotto osservazione, dopo il passo indietro di Trump Media sugli ETF spot legati a Bitcoin. In questo quadro, la legge firmata da McMaster non è una misura di mercato, ma un atto di politica normativa: definisce diritti e limiti operativi prima che siano i tribunali o le autorità federali a stabilire il perimetro caso per caso. ### Fonti - Decrypt