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Coinbase delude Wall Street: titolo giù dopo conti e ricavi sotto attese

Coinbase perde terreno nel dopo mercato: ricavi e trading del secondo trimestre deludono, mentre abbonamenti e stablecoin reggono parte del business.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Coinbase delude Wall Street: titolo giù dopo conti e ricavi sotto attese

Coinbase ha chiuso il secondo trimestre con risultati inferiori alle attese e il titolo è arretrato nel dopo mercato, segnalando che la ripresa dell’attività sulle criptovalute resta fragile. La società ha registrato una perdita netta di 359,5 milioni di dollari, contro l’utile di 1,43 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, in un trimestre segnato da volumi più deboli e minore volatilità. CNBC ha riportato che si tratta del terzo trimestre consecutivo in cui Coinbase manca le stime di Wall Street su ricavi e utili.

I ricavi sono stati pari a 1,22 miliardi di dollari, sotto le attese di 1,29 miliardi, confermando i timori già emersi nella nostra analisi sui conti deboli attesi da Coinbase. Il contesto di mercato non ha aiutato: Bitcoin scambia a 63.674,01 dollari, in calo dell’1,71% nelle ultime 24 ore, dopo un secondo trimestre privo di una direzione netta. CoinDesk ha indicato che nel trimestre Bitcoin ha perso circa il 14%, mentre Ether è arretrato di circa il 25%, un quadro che ha ridotto sia i volumi spot sia l’interesse per il trading criptovalute.

La parte più debole del conto economico resta quella legata alle commissioni di negoziazione. Decrypt ha riportato che i ricavi da transazioni sono stati pari a 599 milioni di dollari, sotto i 628 milioni attesi, mentre Coinbase ha indicato un calo di oltre il 20% dei volumi spot rispetto al trimestre precedente. Il business ricorrente ha comunque attenuato parte della pressione.

I ricavi da abbonamenti e servizi sono arrivati a 555 milioni di dollari, pari al 48% dei ricavi netti, ma sono rimasti sotto la forchetta precedentemente indicata dalla società a causa del ritardo nella chiusura di alcuni accordi commerciali legati a USD Coin e del calo dei ricavi da staking. Sul fronte stablecoin, Coinbase ha registrato 292 milioni di dollari di ricavi. La società ha indicato che la quantità media di USDC detenuta attraverso i suoi prodotti ha raggiunto il record di 20 miliardi di dollari nel trimestre, un dato che rafforza la lettura di una Coinbase sempre più dipendente da linee di business diverse dal semplice scambio spot.

CoinDesk ha riportato anche che Coinbase ha aggiunto 819 BTC al proprio bilancio nel secondo trimestre, portando le disponibilità totali a 17.211 BTC. La diversificazione resta al centro della strategia del gruppo, un tema già emerso anche nel dibattito sulle posizioni di Brian Armstrong su Bitcoin e debito Usa e nella recente rotazione di Ark tra Bitmine, SpaceX, Coinbase e Circle. La società ha inoltre indicato che l’88% dei ricavi netti deriva ormai da fonti diverse dal trading spot su Bitcoin, rispetto al 45% del secondo trimestre 2020.

Nello stesso periodo la quota di mercato nel trading di criptovalute avrebbe raggiunto il record del 10,3%, con progressi sia nello spot sia nei derivati. Il quadro resta però appesantito da tassi elevati, volatilità contenuta e minore propensione al rischio. La debolezza non riguarda solo Coinbase: CoinDesk ha ricordato che Robinhood ha registrato un calo del 38% dei ricavi da trading di criptovalute su base annua, mentre lo stallo regolatorio discusso nel dossier sul Clarity Act e il freno per le criptovalute resta un ulteriore elemento di incertezza per il settore.

La perdita netta di Coinbase va letta anche alla luce delle regole contabili che impongono di rivalutare le grandi disponibilità in criptovalute al prezzo di fine trimestre. Questo può amplificare le oscillazioni dell’utile riportato, ma non cancella il messaggio principale dei conti: senza una ripresa stabile dei volumi, la crescita dei ricavi ricorrenti deve ancora dimostrare di poter compensare pienamente la debolezza del trading.

Fonti - CNBC

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