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Cuban vende gran parte dei BTC e mette in dubbio la tesi rifugio

Mark Cuban ha ceduto gran parte dei suoi BTC dopo il calo durante la crisi iraniana, riaprendo il dibattito sul ruolo di riserva di valore.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Cuban vende gran parte dei BTC e mette in dubbio la tesi rifugio

La svolta di Mark Cuban riapre il dibattito sul ruolo di Bitcoin come bene rifugio. CoinDesk ha riportato che il miliardario statunitense ha venduto gran parte della sua posizione in BTC dopo aver perso fiducia nella capacità dell’asset di proteggere gli investitori da indebolimento delle valute legali e tensioni geopolitiche. Cuban, il cui patrimonio è stimato intorno a 10 miliardi di dollari, ha collegato la decisione al comportamento del mercato durante il recente conflitto con l’Iran. A suo giudizio, proprio in una fase di stress internazionale la criptovaluta avrebbe dovuto reagire meglio; invece, mentre l’oro saliva, BTC scendeva. Il prezzo resta ora nell’area di 77.492,7 dollari, con una variazione giornaliera quasi nulla pari a +0,02%. Il punto sollevato dall’ex proprietario di maggioranza dei Dallas Mavericks riguarda una delle narrazioni più longeve del settore: BTC come alternativa più efficiente all’oro. La critica arriva mentre il mercato appare ancora privo di una direzione netta, come emerso anche nella nostra analisi sulla domanda che si assottiglia vicino alla media a 200 giorni. Per gli operatori che seguono il trading criptovalute, la questione non è soltanto teorica: riguarda la correlazione con dollaro, metalli preziosi e propensione al rischio. Il cambio di tono è rilevante perché Cuban per anni aveva difeso pubblicamente BTC come versione superiore dell’oro, facendo leva su offerta limitata e struttura decentralizzata. CoinDesk ha ricordato che nel 2021, durante una conversazione con The Delphi Podcast, l’imprenditore aveva descritto un portafoglio composto per circa il 60% da BTC, 30% da Ethereum e 10% da altri asset digitali. All’epoca aveva anche sostenuto di non aver mai venduto la sua posizione in BTC. La sua delusione non sembra estendersi all’intera tecnologia. Cuban aveva in passato accostato le catene a blocchi e i contratti intelligenti alla prima fase di Internet, con particolare attenzione all’ecosistema ETH e alla finanza decentralizzata. La vendita di gran parte della posizione in BTC, quindi, colpisce soprattutto la tesi della riserva di valore, non necessariamente l’intero settore degli asset digitali. Il tema si inserisce in una fase in cui BTC continua a essere tirato in direzioni opposte: da un lato le iniziative istituzionali e politiche, dall’altro la cautela del mercato. Negli Stati Uniti resta vivo il confronto sulla possibile riserva federale in BTC al Congresso, mentre nelle ultime sedute il prezzo ha mostrato reazioni contenute anche davanti a notizie geopolitiche, come nel rimbalzo dopo il voto USA sull’Iran. Per il mercato, la scelta di Cuban pesa più come segnale reputazionale che come dato quantitativo, perché l’entità esatta della vendita non è stata indicata. Resta però il fatto che uno dei sostenitori più noti della narrativa anti-valute legali ha ridimensionato la propria esposizione proprio quando quella narrativa era chiamata a confermare la sua utilità. ### Fonti - CoinDesk

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