Garlinghouse attacca Saylor: il caso STRC pesa su Bitcoin e mercato
Il numero uno di Ripple critica il modello Strategy: STRC resta sotto la pari mentre Bitcoin recupera a 60.471 dollari, con il mercato in cerca di utilità.

Le critiche di Brad Garlinghouse a Michael Saylor riportano al centro il rapporto tra finanza societaria e mercato delle criptovalute. CoinDesk ha riportato che l’amministratore delegato di Ripple resta positivo su Bitcoin, ma considera dannoso per il settore il modello usato da Strategy per finanziare nuovi acquisti della criptovaluta. Il punto contestato è la macchina di raccolta costruita attorno a strumenti azionari ibridi.
Strategy ha emesso azioni privilegiate per ottenere liquidità e acquistare altro Bitcoin, con STRC progettata per restare vicina a 100 dollari e remunerare gli investitori con una cedola annua dell’11,5%. Il tema era già stato analizzato nel nostro approfondimento su Strategy sotto esame e il nodo cassa-dividendi, dove il mercato iniziava a interrogarsi sulla sostenibilità del meccanismo. Secondo The Block, Garlinghouse ha messo in discussione l’idea che l’ingegneria finanziaria possa generare valore duraturo per una rete digitale.
La pressione sui prezzi ha dato forza alla critica: STRC ha trattato circa 25% sotto il livello teorico di 100 dollari, mentre giovedì era arrivata fino a un calo di circa 26% sotto la pari. CoinDesk ha indicato inoltre che le azioni ordinarie di Strategy sono scese al livello più basso da febbraio 2024 e venerdì hanno chiuso intorno a 82 dollari. La reazione arriva in una fase ancora fragile per il mercato.
Bitcoin scambia a 60.471,13 dollari, in rialzo dello 0,78% nelle ultime 24 ore, dopo essere sceso sotto 59.000 dollari nella seduta citata dalle fonti. Per gli investitori che seguono il tema del comprare Bitcoin, la vicenda Strategy resta un banco di prova sulla capacità delle tesorerie aziendali di reggere fasi di volatilità prolungata. Garlinghouse ha separato la sua valutazione su Bitcoin dalla critica alla strategia di Saylor.
Il messaggio è che il valore d’uso dovrebbe contare più della struttura finanziaria scelta per accumulare attività digitali, un ragionamento che può estendersi anche a reti come NEAR Protocol e ad altri progetti che puntano sull’adozione concreta. In questa lettura, il mercato penalizza non tanto l’esposizione alla criptovaluta, quanto il rischio che dividendi e raccolta di capitale diventino più importanti dell’utilità sottostante. Il caso si inserisce in un momento in cui Ripple è tornata al centro dell’attenzione anche sul fronte regolamentare.
La società ha ottenuto un passaggio preliminare in Europa legato a MiCA, come raccontato nel nostro articolo su Ripple e il via libera preliminare per XRP in Lussemburgo. Il contrasto è netto: da un lato l’espansione regolamentata dei servizi, dall’altro il dibattito sulla leva finanziaria indiretta usata da società quotate per aumentare l’esposizione a Bitcoin. Resta aperta la domanda su quanto il modello di accumulo societario possa influenzare la percezione dell’intero settore.
Le critiche di Garlinghouse arrivano dopo settimane di pressione su Strategy, già emersa negli articoli su cassa e dividendi dopo lo stop agli acquisti BTC e sulle tesorerie in BTC delle società quotate. In parallelo, il dibattito resta polarizzato, come mostrano anche le posizioni più scettiche riportate nell’analisi su Grantham e il possibile declino di Bitcoin.