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Google, utile record da 112 miliardi: il nodo contabile SpaceX

Google chiude il trimestre con 112 miliardi di utile, ma gran parte deriva dal valore di SpaceX. Il mercato guarda al rischio nel terzo trimestre.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Google, utile record da 112 miliardi: il nodo contabile SpaceX

Alphabet (Google) ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto da 112 miliardi di dollari, una cifra eccezionale anche per una delle maggiori società quotate al mondo. Il dato, però, non racconta da solo la qualità del risultato: i ricavi del periodo sono stati pari a 120 miliardi di dollari, un rapporto che impone di guardare alla componente contabile dietro il balzo dell’utile. The Motley Fool ha riportato che la voce decisiva arriva dalla partecipazione del gruppo in SpaceX, investimento avviato anni fa e ora rivalutato in modo molto rilevante.

Le regole contabili impongono di includere nel risultato netto anche gli utili su investimenti, pure quando non sono stati monetizzati con una vendita: nel trimestre, il guadagno netto su titoli è stato di 99 miliardi di dollari, con la quota SpaceX valutata 94,1 miliardi al 30 giugno. Il punto centrale è che non si tratta di profitti operativi generati da pubblicità, servizi o infrastrutture digitali, ma di un effetto di valutazione su una partecipazione finanziaria. Per questo il trimestre si inserisce nel dibattito più ampio sui grandi titoli legati all’intelligenza artificiale, già affrontato nella nostra analisi sui portafogli dei big dell’IA, dove il mercato continua a distinguere tra crescita strutturale e rivalutazioni di portafoglio.

La stessa dinamica può pesare in senso opposto nel trimestre successivo. Secondo The Motley Fool, dopo il 30 giugno il valore delle azioni SpaceX è sceso di oltre il 30%; se il ribasso restasse in piedi fino alla chiusura del terzo trimestre, l’utile netto di Google potrebbe subire un impatto negativo rilevante, anche in presenza di attività industriali ancora solide. Per chi segue le azioni statunitensi, il caso mostra perché un utile record non coincida automaticamente con una maggiore redditività ricorrente.

Nella valutazione di società di queste dimensioni, il confronto tra risultato netto, flussi operativi e componenti non monetarie resta essenziale, come ricordiamo anche nella guida alle migliori azioni da comprare quando si analizzano bilanci complessi e multipli di mercato. Il legame con SpaceX aggiunge un ulteriore livello di attenzione, perché la società di Elon Musk è entrata con forza anche nel racconto industriale sull’intelligenza artificiale e sui semiconduttori. Negli ultimi giorni abbiamo seguito sia il progetto della Terafab di SpaceX in Texas, sia l’espansione dell’IA orbitale nella nostra analisi su SpaceX e NVIDIA, due temi che aiutano a spiegare perché il valore attribuito alla società sia diventato così sensibile per i conti di Google.

Il nodo non cancella la scala del gruppo né il suo posizionamento nelle tecnologie di frontiera, ma costringe a separare il dato headline dalla sostanza economica. Anche il recente riassetto di DeepMind, discusso nel nostro approfondimento sul nodo dei ricavi nell’IA di Google, va letto nello stesso quadro: il mercato premia la crescita, ma chiede prove sempre più concrete sulla monetizzazione. La lezione vale anche fuori dall’azionario.

Nel mondo delle criptovalute, asset come Toncoin sono valutati quotidianamente dal mercato, mentre partecipazioni strategiche come quella in SpaceX possono generare forti oscillazioni contabili nei bilanci societari: in entrambi i casi, il numero finale può cambiare rapidamente se cambia il prezzo dell’attività sottostante. La prossima verifica arriverà quindi con i conti del terzo trimestre. Se la flessione di SpaceX resterà ampia, Google potrebbe mostrare un utile molto più basso senza che ciò significhi necessariamente un peggioramento proporzionale del business operativo; al contrario, il secondo trimestre appena chiuso resterà un esempio di quanto le grandi partecipazioni finanziarie possano amplificare, nel bene e nel male, i risultati di una società quotata.

Fonti - The Motley Fool

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