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Fed, il lavoro Usa frena le Borse e tiene sotto pressione Bitcoin

Il rapporto sul lavoro Usa rafforza i timori sui tassi: Borse deboli, Bitcoin fragile e Fed al centro del dibattito sui rialzi e sulla tenuta dei mercati.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
2 min di lettura news
Fed, il lavoro Usa frena le Borse e tiene sotto pressione Bitcoin

Il rapporto sul lavoro Usa riapre il fronte più delicato per i mercati: una crescita dell’occupazione ancora robusta può sostenere l’economia, ma rischia di rinviare l’allentamento monetario atteso dagli investitori. MarketWatch ha indicato che il dato è una notizia negativa per le Borse, pur non rappresentando necessariamente un motivo sufficiente per spingere la Federal Reserve verso nuovi rialzi dei tassi. La reazione attraversa anche le criptovalute, già provate da una settimana volatile. Bitcoin scambia a 60.922,46 dollari, in calo dello 0,18% nelle ultime 24 ore, restando vicino a una soglia psicologica che il mercato segue con attenzione. Per chi osserva il ciclo monetario in chiave digitale, la nostra guida su come comprare Bitcoin resta un riferimento di contesto, non una indicazione operativa. Il punto centrale è il rapporto tra lavoro, inflazione e costo del denaro. Un mercato occupazionale forte può alimentare l’idea che la Fed abbia meno urgenza di tagliare i tassi, con effetti immediati sulle valutazioni azionarie e sugli attivi più sensibili alla liquidità. MarketWatch ha però sostenuto che un irrigidimento ulteriore rischierebbe di frenare proprio gli investimenti produttivi necessari ad aumentare l’offerta e contribuire, nel tempo, a contenere i prezzi. Questa lettura complica lo schema abituale dei mercati, secondo cui dati macroeconomici forti portano automaticamente a politiche monetarie più severe. Se l’economia regge, le imprese possono continuare a investire; se il credito diventa troppo caro, la capacità di espansione può ridursi. È un equilibrio sottile, perché la lotta all’inflazione non passa soltanto dalla domanda, ma anche dalla capacità di migliorare produzione, infrastrutture e catene di fornitura. Per le criptovalute, il nesso resta soprattutto finanziario: tassi reali elevati e aspettative di tagli più lontani tendono a rendere più difficile il recupero degli asset rischiosi. Non a caso, nei giorni scorsi Bitcoin respira sopra 61.000 dollari dopo vendite da panico globali, mentre la recente rottura di quota 60.000 dollari aveva già mostrato quanto i dati statunitensi possano accelerare i movimenti di mercato. Il quadro resta fragile anche perché BTC si muove in un ambiente in cui la propensione al rischio cambia rapidamente. Le vendite non hanno colpito solo la principale criptovaluta: la pressione su Dogecoin e Shiba Inu ha confermato che, quando il mercato teme una Fed più cauta sui tagli, la correzione tende ad allargarsi agli strumenti più speculativi. La prossima fase dipenderà quindi meno da un singolo dato e più dalla traiettoria complessiva di salari, consumi e inflazione. Per ora, il messaggio che arriva dai mercati è prudente: il lavoro Usa sostiene l’economia, ma rende più difficile scommettere su un rapido cambio di rotta della Fed. In questo contesto di fine settimana, azioni e criptovalute restano esposte a ogni segnale sul percorso dei tassi. ### Fonti - MarketWatch

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