Strategy vende una quota di BTC e il mercato punisce il titolo
Strategy ha ceduto 32 BTC per 2,5 milioni di dollari per finanziare dividendi STRC. Il titolo MSTR cala e Bitcoin resta sotto pressione.

Bitcoin arretra dopo che Strategy, la società guidata da Michael Saylor come presidente esecutivo, ha comunicato la vendita di 32 BTC tra il 26 e il 31 maggio. L’operazione, pari a 2,5 milioni di dollari, ha colpito il mercato perché segna una rara deviazione dalla narrativa storica del “non vendere mai”: il titolo Strategy ha perso oltre il 6% nelle contrattazioni prima dell’apertura a Wall Street. La vendita è stata effettuata a un prezzo medio di 77.135 dollari per moneta, secondo quanto indicato nel deposito regolamentare richiamato da CNBC e CoinDesk. Nello stesso periodo Strategy ha anche collocato 801.994 azioni ordinarie, raccogliendo 128,3 milioni di dollari. Il movimento arriva in una fase già fragile per il mercato: BTC scambia a 71.225,03 dollari, in calo del 3,19% nelle ultime 24 ore, in continuità con il quadro descritto nel nostro aggiornamento su Bitcoin sotto pressione tra deflussi dagli ETF e rotazione verso Wall Street. CoinDesk ha riportato che i proventi della cessione sono destinati a finanziare pagamenti di dividendi legati a STRC, lo strumento privilegiato perpetuo di Strategy noto come Stretch. La società sta cercando di trasformare il proprio bilancio, fortemente esposto a BTC, in una piattaforma capace di sostenere prodotti a reddito, senza affidarsi esclusivamente all’aumento del prezzo della criptovaluta. Per chi segue il tema da un punto di vista operativo, il caso resta centrale anche nella nostra guida su come comprare Bitcoin, perché mostra come le tesorerie aziendali possano incidere sulla percezione del rischio. The Block ha indicato che Strategy possiede ancora 843.706 BTC, una quantità superiore al 4% dell’offerta massima teorica di 21 milioni di monete. CoinDesk ha aggiunto che il costo medio di acquisto della posizione residua è pari a 75.699 dollari per BTC e che la vendita appena comunicata rappresenta solo lo 0,0038% delle disponibilità complessive della società. La dimensione ridotta non elimina però il valore simbolico dell’operazione, perché arriva dopo anni in cui Strategy era stata considerata il principale esempio di accumulo aziendale della criptovaluta. Il precedente più vicino risale al 2022, quando la società vendette 704 BTC ma acquistò contestualmente 2.395 BTC, con un saldo netto positivo e una logica prevalentemente fiscale. La cessione di maggio appare quindi diversa: non è un riequilibrio accompagnato da acquisti superiori, ma una vendita autonoma per sostenere obblighi finanziari. È un passaggio osservato con attenzione anche alla luce del dibattito sulle tesorerie in BTC, già riacceso da operazioni come quella descritta nella nostra analisi su Strive e la riserva da 16.500 BTC. La reazione del mercato è stata amplificata dal contesto geopolitico. CoinDesk ha collegato la debolezza della maggiore criptovaluta anche alla decisione dell’Iran di interrompere i colloqui con gli Stati Uniti, in protesta per le incursioni israeliane in Libano. Dopo l’annuncio, sono state liquidate posizioni su contratti derivati legati a BTC per oltre 90 milioni di dollari, un segnale di leva ancora elevata nonostante il calo della volatilità discusso di recente nel nostro articolo su Bitcoin meno volatile come possibile segnale di maturità. Per Strategy il nodo resta la metrica indicata dal management: aumentare il BTC per azione e preservare la capacità di finanziarsi. La vendita di una quota minima può quindi essere letta come gestione del capitale, non come abbandono della strategia di accumulo. Ma il mercato ha reagito al segnale politico-finanziario più che alla dimensione dell’operazione, in una fase in cui gli investitori monitorano anche il rallentamento della domanda negli strumenti quotati, tema già emerso nell’approfondimento sugli ETF Bitcoin e i deflussi record di fine maggio. ### Fonti - CNBC