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Il voto del 3 novembre frena i data center: Microsoft davanti al conto elettrico

Dopo il voto del 3 novembre cresce la pressione sui data center: i grandi gruppi tecnologici potrebbero dover finanziare rete ed energia.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Il voto del 3 novembre frena i data center: Microsoft davanti al conto elettrico

Il conto politico dei data center è arrivato dopo il voto del 3 novembre: TIKR ha riportato che in decine di località gli elettori hanno scelto di limitare o fermare nuove costruzioni, mentre i democratici hanno vinto alla Camera e al Senato. Per Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta Platforms, la corsa all’intelligenza artificiale rischia così di trasformarsi in una partita sempre più costosa sul fronte dell’energia. Il punto è stato sintetizzato da John Ketchum, amministratore delegato di NextEra Energy, intervenuto nel podcast In Good Company nel giorno delle elezioni.

Secondo la ricostruzione di TIKR, Ketchum ha sostenuto che i grandi centri dati debbano farsi carico dei costi di generazione e trasmissione elettrica, aggiungendo che la Florida ha già inserito regole specifiche per i grandi consumatori di energia nella propria legislazione. La pressione non arriva soltanto dalle società elettriche. TIKR ha indicato che il deputato democratico Sam Liccardo ha legato la tutela delle comunità locali all’obbligo per i grandi operatori di portare nuova capacità energetica e investire nella rete; il 5 novembre, inoltre, OpenAI si è impegnata a sostenere direttamente i costi energetici e infrastrutturali della propria espansione.

Gavin Baker di Atreides Management ha poi scritto su X che la governatrice eletta del Texas, Gina Hinojosa, punterebbe a norme per evitare che i nuovi data center facciano salire le bollette dei consumatori. Il tema si innesta su una fase in cui i mercati stanno già rivalutando il prezzo dell’espansione nell’IA. La nostra recente analisi sui 1.000 miliardi di capex Big Tech nel 2027 aveva evidenziato come la crescita dei centri dati stia diventando una voce dominante nei piani industriali, mentre il caso Alphabet con cassa negativa per 15 miliardi ha mostrato quanto il confronto con Microsoft passi ormai anche dalla capacità di finanziare infrastrutture fisiche.

La novità è che il costo marginale di un nuovo centro dati potrebbe non limitarsi più a server, terreni e contratti di fornitura elettrica. Se le regole locali imporranno ai grandi operatori di finanziare centrali, connessioni e linee di trasmissione, il ritorno atteso dagli investimenti nel cloud dovrà incorporare una componente regolatoria più pesante, proprio mentre Azure ha riacceso la corsa IA di Microsoft e Amazon continua a spingere sul cloud accanto all’ecommerce, come emerso anche nella nostra analisi su AWS e ricavi online nelle feste. Per Wall Street, il dossier energia arriva in un momento già nervoso per la tecnologia.

Il recente quadro di mercato, con il Dow Jones in calo e NVIDIA in rimbalzo, ha segnalato una maggiore sensibilità degli investitori verso valutazioni elevate, spese in conto capitale e sostenibilità dei flussi di cassa; lo stesso clima ha pesato anche sul sell-off tech che ha diviso Wall Street su Apple. Per ora non esiste una singola norma federale che ridefinisca il settore, ma il rischio di un patchwork normativo tra Stati e amministrazioni locali è già sufficiente a cambiare il dibattito. La precedente analisi sulla doppia vittoria democratica e il freno ai data center aveva anticipato il nodo politico: la crescita dell’intelligenza artificiale resta centrale, ma comunità locali e reti elettriche chiedono che il conto non venga trasferito ai consumatori.

Fonti - TIKR

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