Bitcoin, previsioni 2019 e i 5 motivi per cui è crollato

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Previsioni Bitcoin 2019 e i 5 motivi che ne hanno causato il crollo

Le previsioni Bitcoin del 2019 non sono ottimistiche, ma come vedremo è possibile cercare di ottenere risultati anche sulle proprie previsioni al ribasso. In questo articolo, prima di dare una lettura della situazione in ottica trading bitcoin nel 2019, scopriremo quali sono i reali motivi per i quali il bitcoin ha raggiunto alti livelli di prezzo e quindi quali sono quelli per cui è tornato sui suoi passi.

Dopo l’esplosione del prezzo del Bitcoin del 2017, finito comunque piuttosto maluccio, il 2018 ha visto la costante decrescita del valore delle criptovalute. Ma perché il Bitcoin è crollato? Come mai sono crollati i prezzi delle più importanti criptovalute?

1. La Bitcoin ManiaLa Bitcoin Mania è la prima causa del boom del Bitcoin

Uno dei motivi che ha fatto crollare il prezzo del bitcoin è lo stesso che gli ha fornito più benzina per la sua salita. Infatti, se la Bitcoin Mania ha fatto sì che tutti parlassero del bitcoin e soprattutto che in tantissimi lo acquistassero senza sapere nemmeno di cosa si trattasse, la stessa Bitcoin Mania ha fatto sì che si instaurassero quelle dinamiche che facessero cadere il prezzo molto più velocemente di quanto ci si potesse aspettare.

E’ un passo difficile, perciò lo spieghiamo meglio.

La spinta del bitcoin è stata data soprattutto da centinaia di migliaia di utenti principianti, attirati all’acquisto (e spesso spinti a comprare) non perché apprezzassero il progetto, ma semplicemente per un ritorno economico. Ovvero, c’è stata tanta gente che ha acquistato semplicemente perché il bitcoin stava salendo di prezzo.

In tanti hanno acquistato senza sapere cosa fosse, a cosa servisse e cosa sarebbe potuto succedere.

Il fatto è che alle prime difficoltà, ai primi ribassi (più o meno forti) gli stessi si sono dimostrati più facilmente “intimoribili” e perciò si sono fatti spaventare più facilmente decidendo di abbandonare la nave. E’ una scelta libera, e quando si tratta dei propri soldi è sempre lecita! Velocemente hanno deciso di investire e altrettanto velocemente hanno pensato di vendere. I più scaltri (oltre agli acquirenti della prima ora) hanno potuto ricomprare nuovamente a quote più basse e tentare per una seconda ondata di profitto.

Ora, se si pensa a quelli che hanno acquistato bitcoin quando costava 2, 3, 4 o 5 mila euro è un conto. Ma pensate a quelli che hanno acquistato bitcoin quando stava 10, 15 o addirittura 20 mila dollari. Questi ultimi, se non hanno venduto in tempo avranno perso in poco tempo anche fino al 50% del proprio investimento. Che è tanto.

Quindi, la bitcoin mania si può vedere in due modi: il bitcoin che diventa “protagonista” di tanti dibattiti sul web, in radio e in tv. Ma anche il bitcoin che diventa una cattiva moda per la quale si corre a comprare manco si trattasse di oro ai saldi. Il bitcoin non è oro e finalmente si è capito.

Il fatto che in tanti fossero principianti tornerà a farsi sentire anche in altri punti di cui stiamo per parlare.

2. Le entità governative e le regolamentazioni

Il secondo motivo che ha fatto crollare il bitcoin

Proprio il boom ha fatto sì che il bitcoin catturasse l’attenzione non solo da parte degli utenti, ma anche da parte dei governi che hanno visto i propri cittadini interessarsi sempre più alle criptovalute e alla regina delle cripto, il bitcoin.

Preoccupate, per le tasche dei propri cittadini e in minima parte anche per i propri interessi, le entità e autorità governative si sono attivate per discuterne. L’argomento bitcoin è arrivato ai piani più alti della discussione politica ed economica internazionale, arrivando persino al G7.

Alcuni paesi hanno deciso di intervenire a gamba tesa sull’argomento. Come ad esempio ha fatto la Corea del Sud, preoccupata per gli investimenti malavitosi sul bitcoin, che ha obbligato tutti i sudcoreani possessori di bitcoin di rivelarsi, rendendo pubblici i propri dati e quelli relativi all’investimento in sedi ufficiali. I conti bancari, quindi, sono stati controllati per analizzare chi e quanto avesse investito in bitcoin.

Queste notizie non hanno fatto certo bene al prezzo del bitcoin ed anzi sono state le prime forti spinte verso il basso alla fine del 2017. Crescente era infatti la preoccupazione di poter continuare a comprare bitcoin dal proprio paese, nella possibilità crescente di un ban di livello internazionale.

3. Il ban della Cina e la questione ecologica

In Cina c'è stato il Ban dei bitcoin e dei miner

Altro grande paese protagonista della caduta di prezzo del bitcoin è stata la Cina. La Cina, va detto, è un caso particolare poiché proprio in Cina si sono concentrati la maggior parte dei miner, ovvero dei “minatori” che hanno “scavato i bitcoin”. Per fare ciò, hanno utilizzato miriadi di schede video collegate tra loro.

Proprio questo sistema ha richiesto l’utilizzo di molta energia elettrica, mettendo la Cina nella condizione (quasi paradossale) di denunciare per prima la questione ecologica legata al mining del bitcoin.

Certo, magari sotto c’era qualche interesse economico o preoccupazione in tal senso da parte del governo, ma comunque vedere la Cina preoccuparsi per l’ecologia è stato comunque piuttosto interessante.

4. Le falle nella sicurezza

La mancata sicurezza delle exchange è stata un problema per il bitcoin

Un’altra questione molto spinosa che ha colpito più volte il prezzo del bitcoin è quella della sicurezza delle exchange. Le exchange, ovvero siti di scambio in cui è possibile acquistare bitcoin e altre criptovalute, sono state in alcuni casi vittime di attacchi informatici, talmente professionali e meschini da andare ad intaccare proprio i depositi dei bitcoin acquistati dai clienti

Questi attacchi, specialmente nei casi delle exchange più famose, non solo hanno causato forti ribassi al prezzo del bitcoin, ma hanno anche rafforzato l’idea che è meglio detenere i propri bitcoin su un supporto esterno, piuttosto che su una exchange.

5. Il tramonto della mania

Il tramonto della mania del Bitcoin ha favorito il suo ulteriore calo di prezzo

Del Bitcoin non si parla più, relativamente parlando. Infatti, se pensiamo al 2017 ovvero all’anno del boom, non si può fare alcun paragone. Non ne parlano molto più gli utenti medi, i media, le istituzioni, i mercati istituzionali. Già, perché il Bitcoin è arrivato anche ai piani alti del mercato tradizionale, proprio quello contro il quale “lottava”, tramite l’arrivo dei futures sul bitcoin.

Il fatto che non se ne parli contribuisce al fatto che non venga più considerato più come un investimento interessante, almeno tanto quanto prima. Alle volte, inoltre, se ne parla per parlarne male. Ciò contribuisce non solo a non spingerne gli acquisti ma addirittura a spingerne la vendita.

Tornerà il Bitcoin? Previsioni per il 2019

Nel momento in cui vi sto parlando, ovvero il 14 gennaio 2019, il bitcoin è a quota 3590 dollari circa, secondo i prezzi di coinmarketcap, ovvero una delle principali exchange in cui si scambiano bitcoin. Rispetto a 2 anni fa, siamo a 15 mila dollari in meno.

Tuttavia, occorre fare un’analisi complessiva, che vada oltre la registrazione di un fortissimo ribasso con riferimento ai giorni di massimo splendore.

Se si considera infatti il bitcoin nel corso degli ultimi 3 anni, infatti…

Nel corso degli ultimi 5 anni, invece, il rialzo di valore è ancora più imponente. Ed erano tempi in cui del bitcoin già si parlava molto anche in Italia ed era addirittura presente su piattaforme di trading come 24option.

Complessivamente, quindi, il prezzo del bitcoin, boom a parte, è tutt’altro che crollato rispetto a qualche anno fa. Anzi, è salito di molto.

Il passato tuttavia non ci interessa. Ovviamente, ciò che ci interessa maggiormente al momento è capire se e come muoverci nel presente anno, nei prossimi mesi.

Quindi, come si muoverà il bitcoin nel 2019?

Più che una previsione, proponiamo un’analisi dei fatti. Considerando tutto quello che abbiamo detto fino ad ora, ovvero:

  1. Il fatto che il prezzo era salito di molto solo grazie ad un circuito vizioso di investitori parvenu, investitori istituzionali, boom mediatico da capogiro, effetto domino (o valanga) per via dell’aumento costante e veloce del prezzo.
  2. Il fatto che ormai l’opinione pubblica si è “scottata” con il bitcoin e difficilmente investirà tanto quanto fatto nel 2017
  3. Il fatto che i governi e le autorità hanno dimostrato di interessarsi del bitcoin quando serve e quindi che ora abbiano messo le armi da parte solo perché il suo prezzo è crollato

Basterebbero questi 3 elementi per far sì che non si possa dire “il 2019 tornerà il boom del bitcoin”. Questo può sembrare banale, ma in realtà è più importante di quanto si possa pensare. Non vi sono elementi che possano far pensare a un rilancio del bitcoin nel 2019.

Per molti questa sarà la scoperta dell’acqua calda, ma vi assicuro che alcuni utenti vengono spinti all’acquisto semplicemente per via di qualche scaltro pubblicitario.

Guardiamo al breve termine : Negoziare sul bitcoin al rialzo e al ribasso

Come funzionano i CFD sul bitcoin

Con i CFD si può negoziare sul valore del bitcoin sia al rialzo che al ribasso. Ciò vuol dire che non si è costretti aspettare per forza i rialzi del bitcoin per poter vedere qualche profitto.

Il trading CFD è ottimale per il breve e brevissimo termine, perciò più che pensare ad un investimento a lungo termine per il 2019, potrebbe essere interessante valutare anche delle negoziazioni intraday o intrasettimanali, quindi con scadenza giornaliera o settimanale al massimo.

  • Negoziare CFD al rialzo vi consentirà di ottenere profitti proporzionali ai rialzi del bitcoin e perdite proporzionali ai ribassi.
  • Negoziare CFD al ribasso al contrario vi consentirà di ottenere profitti proporzionali ai ribassi del bitcoin e perdite proporzionali ai rialzi.

Se per il 2019 non sono previsti grandi rialzi tali da dover acquistare bitcoin per fare poi i bilanci a fine anno, tuttavia saranno presenti come sempre numerose occasioni in cui fare trading di breve e brevissimo termine. Intraday, ovvero aprendo e chiudendo posizioni in giornata. Infrasettimanali, ovvero aprendo e chiudendo posizioni in settimana.

A tal proposito, va fatta una piccola precisazione per le leve finanziarie. Da quanto è entrata in vigore l’ESMA, i broker regolamentati e quindi legali non possono offrire più le leve alte a tutti i clienti. Per le criptovalute, inoltre, le leve sono molto basse, con il bitcoin che presenta una leva a 1:5 nella migliore delle ipotesi.

Per questo motivo, va precisato che se desiderate fare trading sul bitcoin o sulle criptovalute con leva alta, potete ancora farlo ma aprendo o passando a un conto professionista

Ciò significa che se avete già un conto potete fare richiesta al servizio clienti del vostro broker per fare il passaggio al conto professionista.

Se non avete ancora un conto, iscrivetevi e successivamente contattate il servizio clienti.

Il conto professionista, come facilmente intuibile, richiede più esperienza e presenta più rischi.