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Bitcoin risale sopra 65.000 dollari, ma la Fed frena il rally

Bitcoin torna sopra 65.000 dollari con il sollievo su Hormuz, ma deflussi dagli ETF e rischio di rialzo Fed limitano il recupero del mercato.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Bitcoin risale sopra 65.000 dollari, ma la Fed frena il rally

Bitcoin è tornato sopra 65.000 dollari lunedì mattina, sostenuto dal raffreddamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e dal rallentamento dei deflussi dagli strumenti quotati. Il recupero resta però fragile: il prezzo scambia a 64.930,56 dollari, in rialzo del 2,68% nelle ultime 24 ore, mentre il mercato continua a scontare una Federal Reserve più restrittiva. Bitcoin Magazine ha riportato che il movimento è arrivato dopo nuovi segnali di progresso nei colloqui di pace in Svizzera tra funzionari statunitensi e iraniani.

L’intesa ha seguito il memorandum che avrebbe chiuso oltre 100 giorni di conflitto e ha riaperto lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa un quinto del petrolio mondiale. Il sollievo geopolitico aveva già sostenuto il mercato, come raccontato nel nostro aggiornamento su Bitcoin a 64.000 dollari e il rischio Hormuz. La riapertura di Hormuz ha contribuito a spingere il greggio sui minimi da tre mesi, riducendo per qualche seduta il premio al rischio sugli asset più volatili.

Bitcoin Magazine ha indicato che il prezzo di Bitcoin era salito fino a 66.230 dollari alla fine della scorsa settimana, prima che il quadro macroeconomico tornasse a pesare. Il rimbalzo, quindi, non si è trasformato in una rottura netta del range recente. Il principale freno arriva dalla Federal Reserve guidata da Kevin Warsh, al debutto in una riunione del FOMC descritta dalle fonti come più aggressiva sul fronte dei tassi.

Warsh ha ribadito l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2%, dopo un dato di maggio al 4,2%, e il mercato ha iniziato a prezzare una possibilità più concreta di rialzo già a luglio. Bitcoin Magazine ha indicato anche un recupero dell’indice del dollaro in area 100,6-100,8, dinamica spesso sfavorevole agli asset rischiosi. The Block ha indicato che Bitcoin resta intrappolato tra forze opposte: da un lato il sollievo sul fronte Iran-Hormuz, dall’altro sei settimane consecutive di deflussi dagli ETF spot e una banca centrale meno accomodante.

La pressione sugli strumenti quotati resta un tema centrale per chi segue gli ETF su criptovalute, perché i flussi istituzionali possono amplificare o frenare i movimenti del sottostante. Sullo stesso punto, il nostro approfondimento su Bitcoin bloccato a 64.000 dollari e gli ETF in deflusso aveva già evidenziato la difficoltà del mercato a costruire slancio. Il quadro non riguarda soltanto Bitcoin. NEAR Protocol è tra gli asset osservati dagli operatori quando aumenta la sensibilità ai tassi e al dollaro, soprattutto nelle fasi in cui la propensione al rischio si sposta rapidamente tra criptovalute principali e altcoin.

La volatilità del comparto era emersa anche nell’analisi su NEAR in calo mentre Wall Street pesava AMD e Warsh, segnale di un mercato ancora guidato da variabili macro più che da singole storie di protocollo. Per ora il livello dei 65.000 dollari resta una soglia psicologica più che una conferma tecnica definitiva. Gli operatori guardano ai prossimi dati sui flussi degli ETF, alle indicazioni della Fed e alla tenuta del sollievo geopolitico dopo la riapertura di Hormuz.

In parallelo, il confronto tra Bitcoin ed Ethereum continua a influenzare la rotazione del capitale, come discusso nel nostro focus su Bitcoin contro Ethereum nel ciclo 2027.

Fonti - Bitcoin Magazine

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