Bitcoin perde il traino dello slancio, non solo per il caso Saylor
La debolezza di Bitcoin non dipenderebbe solo da Strategy: per Charles Schwab pesa il venir meno dello slancio speculativo rispetto alle Borse.

Bitcoin resta sotto pressione e scambia a 65.646,72 dollari, in calo dell’1,52% nelle ultime 24 ore, mentre il confronto con le Borse statunitensi continua a mostrare una divergenza insolita. La debolezza non sarebbe necessariamente legata soltanto ai timori su Michael Saylor e Strategy: CoinDesk ha riportato che, per Charles Schwab, il problema principale è il venir meno dello slancio speculativo che aveva sostenuto i precedenti cicli rialzisti. Jim Ferraioli, direttore ricerca e strategia sulle valute digitali di Charles Schwab, ha indicato una lettura più lineare rispetto alle spiegazioni circolate sul mercato: Bitcoin sarebbe in una fase ribassista da ottobre, anche se il minimo di inizio febbraio ha poi consentito un recupero parziale. È un passaggio rilevante per chi segue il tema del comprare Bitcoin, perché sposta il fuoco dal singolo evento societario alla struttura complessiva della domanda. La tesi contrasta con una narrazione rimasta a lungo costruttiva. Nell’ultimo anno il settore ha incassato approvazioni per fondi quotati spot, nuovi afflussi istituzionali e un percorso più chiaro sul piano regolamentare a Washington. Eppure, il prezzo non ha trasformato questi elementi in una nuova fase euforica: un segnale coerente con quanto emerso anche nel nostro approfondimento su Bitcoin pesa sui deflussi: per Citi il nodo non è Strategy. Secondo la ricostruzione di CoinDesk, il rimbalzo dai minimi di febbraio è stato favorito anche dal successo nel lancio di un nuovo fondo quotato da parte di una grande società di Wall Street, che ha riacceso la narrazione dell’adozione istituzionale. Ma, a differenza di altri cicli delle criptovalute, il movimento si è fermato prima di generare una corsa speculativa ampia, con minore partecipazione e meno leva emotiva sul mercato. Il caso Strategy resta comunque al centro del dibattito. Le ipotesi su eventuali vendite di BTC da parte della società collegata a Saylor hanno alimentato tensioni e scommesse contrapposte, come raccontato nella vicenda Polymarket sotto accusa: la vendita BTC di Strategy divide il mercato. Ferraioli, però, ridimensiona l’idea che il mercato stia reagendo solo a quel fronte: la fragilità, nella sua lettura, nasce da un calo della domanda marginale. Il punto più osservato resta il disallineamento con gli indici azionari. Mentre le Borse statunitensi hanno continuato a beneficiare dell’appetito per l’intelligenza artificiale e per i titoli a grande capitalizzazione, Bitcoin non è riuscito a seguire lo stesso passo, come già evidenziato nell’analisi su Bitcoin cede sotto 66.000 dollari mentre le Borse segnano record. Anche il mercato delle opzioni ha mostrato maggiore cautela, tema affrontato nel pezzo su Bitcoin, la paura torna sulle opzioni dopo lo scivolone a 66.000. Per il mercato, la conseguenza è che le notizie favorevoli potrebbero avere un impatto più breve se non tornano flussi e propensione al rischio. La chiarezza regolamentare e la presenza dei grandi operatori restano fattori di lungo periodo, ma non bastano da sole a ricreare una fase di acquisti impulsivi. In assenza di un nuovo catalizzatore, Bitcoin rischia quindi di restare agganciato a movimenti tecnici e alla rotazione del capitale tra azioni, fondi quotati e criptovalute. La lettura di Schwab non descrive un crollo improvviso, ma un mercato meno disposto a inseguire il rialzo. Dopo mesi in cui il settore ha puntato su fondi quotati, adozione istituzionale e attese politiche, il prezzo sembra chiedere conferme più concrete. La domanda ora è se il ritorno dello slancio potrà arrivare da nuovi afflussi o se la fase iniziata dopo ottobre continuerà a limitare ogni tentativo di recupero. ### Fonti - CoinDesk