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Minatori di Bitcoin, l’IA presenta un conto da 50 miliardi

VanEck stima un fabbisogno da 50 miliardi per i minatori di Bitcoin che puntano sui centri dati IA: ora il mercato chiede megawatt già accesi.

Paolo Ferrari
Paolo Ferrari · Trader & Founder · Milano, 1980
3 min di lettura news
Minatori di Bitcoin, l’IA presenta un conto da 50 miliardi

La riconversione dei minatori di Bitcoin verso l’infrastruttura per l’intelligenza artificiale entra in una fase più selettiva. CoinDesk ha riportato che VanEck stima per il settore un fabbisogno di finanziamento vicino ai 50 miliardi di dollari nel breve periodo, mentre gli investitori iniziano a distinguere tra contratti annunciati e capacità realmente consegnata. La cifra si inserisce in una valutazione più ampia: se i piani di sviluppo oggi dichiarati andassero avanti, le esigenze di capitale di lungo periodo arriverebbero a circa 221 miliardi di dollari.

Bitcoin Magazine ha indicato che, per VanEck, il parametro più utile non è più la promessa commerciale, ma la potenza lorda effettivamente attivata. Il gestore stima che il settore abbia consegnato solo circa il 25% della capacità per intelligenza artificiale e calcolo ad alte prestazioni già affittata ai clienti. Il cambio di strategia arriva dopo il dimezzamento del 2024, che ha ridotto la redditività dell’estrazione e spinto diversi operatori a valorizzare infrastrutture elettriche già disponibili.

In questo quadro, il prezzo di Bitcoin scambia a 65.132,56 dollari, in calo dello 0,74% nelle ultime 24 ore. Per chi segue il mercato da una prospettiva più ampia, la nostra guida su comprare Bitcoin resta utile per separare la dinamica dell’asset dalle trasformazioni industriali dei suoi operatori. Il punto centrale della lettura di VanEck è la differenza tra capacità promessa e megawatt accesi.

Società come Cipher Mining, Hut 8 e TeraWulf, indicate da Bitcoin Magazine tra quelle con contratti fisici già in mano, vengono valutate dal mercato con multipli superiori a 10 volte la potenza lorda attivata. Core Scientific è invece tra i nomi che hanno cercato di accelerare la trasformazione con accordi plurimiliardari legati all’ospitalità di carichi di lavoro per l’intelligenza artificiale. La partita resta soprattutto finanziaria.

Gli operatori che non rispettano le scadenze di costruzione rischiano una revisione strutturale delle valutazioni, perché i clienti dell’intelligenza artificiale comprano affidabilità, tempi certi e continuità energetica. Non a caso, come abbiamo osservato nel nostro approfondimento sul summit tra Bitcoin, IA ed energia a Punta Mita, la fame di energia è diventata uno dei principali punti di contatto tra criptovalute e infrastruttura tecnologica. Per gli investitori italiani, la distinzione tra capacità annunciata e capacità reale aiuta a leggere anche strumenti molto diversi tra loro, senza confonderne il profilo di rischio.

Un progetto digitale come NEAR Protocol e un titolo energetico regolato come Iren non sono confronti diretti, ma mostrano quanto il mercato stia collegando reti, potenza elettrica e applicazioni dell’intelligenza artificiale in modo sempre più stretto. Sul fronte del prezzo, la notizia arriva mentre Bitcoin resta in una fascia di mercato ancora condizionata da tassi, flussi sugli strumenti quotati e domanda istituzionale. Il quadro era già apparso prudente nell’analisi su BTC dopo la tregua e gli ETF, dove la tenuta dei prezzi non si traduceva ancora in convinzione piena.

Anche gli sviluppi sugli ETF su criptovalute, compreso il caso BITA di BlackRock al Nasdaq, restano parte dello stesso mosaico di domanda e liquidità. La conclusione di mercato è che la narrativa sull’intelligenza artificiale non basta più a sostenere tutte le società di estrazione. Dopo due anni di annunci, il premio sembra spostarsi verso chi riesce a finanziare, costruire e attivare infrastrutture nei tempi previsti.

Il buco da 50 miliardi stimato da VanEck diventa quindi un test industriale: meno entusiasmo sui contratti firmati, più attenzione ai megawatt consegnati.

Fonti - CoinDesk

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