Bitcoin sopra 77.000 dollari, petrolio in caduta aiuta l’Asia
Bitcoin resta sopra 77.000 dollari mentre il petrolio WTI scende di oltre il 5% e le Borse asiatiche rimbalzano sulle attese per Hormuz.

Bitcoin resta sopra quota 77.000 dollari nella seduta di lunedì 25 maggio 2026, sostenuto da un contesto di mercato meno teso dopo il brusco arretramento del petrolio. La principale criptovaluta scambia a 77.206,93 dollari, in rialzo dello 0,30% nelle ultime 24 ore, mentre le Borse asiatiche recuperano terreno sulle attese legate allo Stretto di Hormuz. CoinDesk ha riportato che alle 6:35 UTC BTC si muoveva vicino a 77.200 dollari, poco sopra la media mobile semplice a 50 giorni indicata intorno a 76.940 dollari. Il superamento stabile di questa fascia viene seguito con attenzione dagli operatori tecnici, perché può segnalare un miglioramento del momentum dopo settimane irregolari; per chi approfondisce il tema in ottica formativa, resta utile la nostra guida su comprare Bitcoin, senza che questo implichi una raccomandazione operativa. Il sostegno al rischio arriva soprattutto dal mercato energetico. I futures sul petrolio WTI sono scesi di oltre il 5% verso area 91 dollari al barile, proseguendo la correzione dal picco superiore a 104 dollari registrato mercoledì scorso. In Asia, il Nifty indiano è salito di oltre l’1%, il Nikkei giapponese ha guadagnato quasi il 3% nelle prime contrattazioni e l’indice australiano S&P/ASX 200 ha aggiunto lo 0,4%. Il movimento segue le indiscrezioni del fine settimana su un possibile accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz, tema già al centro della nostra analisi su Bitcoin e l’intesa legata all’Iran. Il recupero non è limitato a BTC, anche se il quadro tecnico resta differenziato. XRP e Solana sono salite di almeno lo 0,6%, mentre Ethereum ha guadagnato lo 0,4%. CoinDesk ha indicato però che questi tre asset continuavano a trattare sotto le rispettive medie mobili a 50 giorni, mostrando una struttura meno solida rispetto a Bitcoin su questo parametro. Nel monitoraggio del mercato allargato, anche NEAR Protocol resta tra gli asset osservati dagli operatori per valutare la propensione al rischio sulle criptovalute a maggiore beta. Lo Stretto di Hormuz rimane il nodo macroeconomico centrale. Prima del conflitto iraniano iniziato a fine febbraio, il passaggio rappresentava oltre il 20% dei flussi petroliferi globali, secondo quanto riportato da CoinDesk. La stessa fonte ha ricordato che la scorsa settimana le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato di aver consentito il transito di oltre 20 petroliere, un volume comunque ancora inferiore ai livelli precedenti la guerra. Per i mercati, meno pressione sul greggio significa anche minori timori su inflazione, margini aziendali e traiettoria dei tassi. La reazione di Bitcoin si inserisce in una fase ancora fragile, dopo giornate segnate da liquidazioni e deflussi dagli strumenti quotati. Nei giorni scorsi il mercato aveva già tentato un recupero dopo il tonfo sotto 75.000 dollari, mentre il fronte degli ETF spot statunitensi era stato appesantito da deflussi per 1,26 miliardi di dollari. La tenuta sopra la media a 50 giorni diventa quindi un riferimento tecnico importante, ma non ancora una conferma definitiva di inversione. Per le prossime sedute, il mercato guarderà soprattutto alla capacità di BTC di consolidare sopra la soglia tecnica dei 76.940 dollari e all’evoluzione delle notizie su Hormuz. Se il petrolio continuerà a ridimensionare il premio al rischio geopolitico, le criptovalute potrebbero beneficiare di un clima più favorevole agli asset volatili; al contrario, nuove tensioni sul canale energetico rischierebbero di riportare pressione su Bitcoin, azioni asiatiche e materie prime, come emerso anche nella precedente analisi su Hormuz, petrolio e rame. ### Fonti - CoinDesk