Gli Usa sanzionano BitBank per i pedaggi in Bitcoin a Hormuz
Il Tesoro Usa sanziona BitBank: secondo l’OFAC la piattaforma iraniana ha trasferito pagamenti in Bitcoin legati ai transiti a Hormuz verso entità del regime.

Gli Stati Uniti hanno colpito BitBank, piattaforma iraniana di scambio di criptovalute, accusandola di aver movimentato pagamenti in Bitcoin collegati ai transiti nello Stretto di Hormuz. La decisione del Tesoro statunitense inserisce l’operatore in un quadro più ampio di sanzioni contro infrastrutture finanziarie digitali considerate funzionali al regime iraniano. Decrypt ha riportato che l’Office of Foreign Assets Control, l’ufficio del Tesoro che gestisce le sanzioni, ha indicato BitBank come canale usato dalla Hormuz Safe Marine Services Authority per trasferire al regime i pagamenti riscossi dalle navi.
Secondo le autorità americane, l’operatività contestata sarebbe iniziata da giugno, dopo che la stessa struttura legata ai transiti marittimi era già finita nel mirino dell’OFAC. CoinDesk ha riportato che, nel corso dell’anno, l’Iran avrebbe richiesto alle petroliere somme comprese tra 1 milione e 2 milioni di dollari per attraversare l’area. La piattaforma HormuzSafe offriva servizi presentati come assicurazione, controllo del traffico ed emergenza per le imbarcazioni paganti, ma l’OFAC ha richiamato le valutazioni di legali marittimi che considerano tale schema in contrasto con i diritti di transito previsti dal diritto del mare.
Il punto centrale dell’accusa riguarda i flussi verso la Guardia rivoluzionaria iraniana, organismo militare ed economico già designato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica. Le autorità americane sostengono che BitBank abbia trasferito centinaia di milioni di dollari in Bitcoin a favore di entità collegate al potere iraniano, usando la natura transfrontaliera delle criptovalute per aggirare restrizioni finanziarie tradizionali. Bitcoin Magazine ha indicato che le nuove misure rientrano nell’Operation Economic Outcast, campagna economica dell’amministrazione Trump contro la Repubblica islamica e i suoi sostenitori.
La notizia, pur legata alla politica estera, si inserisce in un mercato dove anche i token politici restano osservati: il caso Official Trump era stato citato nella nostra analisi su Wall Street, Fed e token Trump, su un fronte però distinto da quello sanzionatorio. Tra i soggetti colpiti figura anche Pishtaz Simorgh Electronic Trade Company, la società informatica che avrebbe sviluppato BitBank. Le sanzioni coinvolgono inoltre Babak Zanjani, finanziere iraniano già designato dagli Stati Uniti: Decrypt ha ricordato che era stato condannato a morte in Iran nel 2016 per appropriazione indebita ai danni della National Iranian Oil Company, prima della commutazione della pena nel 2024.
Per il settore delle criptovalute, il caso segnala un rafforzamento dell’azione americana sul nesso tra pagamenti digitali e sicurezza nazionale. Il tema si affianca al dibattito sulla regolamentazione negli Stati Uniti, già emerso con lo stop al Clarity Act raccontato nella nostra ricostruzione su Armstrong e l’intesa al 95%, e alle dinamiche di mercato analizzate nella guida sul trading criptovalute. La decisione non è una misura sul prezzo di Bitcoin, ma conferma che l’uso dell’asset nelle reti di pagamento internazionali resta monitorato dalle autorità quando si intreccia con sanzioni e geopolitica.
Per questo il caso BitBank si aggiunge alle altre vicende che hanno riportato Bitcoin al centro del rischio politico e industriale, dalle infrastrutture energetiche dei minatori descritte nell’articolo su Bitcoin e Cipher in Texas fino al profilo societario esaminato con Strategy e il rischio Bitcoin. Per chi studia le basi operative del mercato, resta utile distinguere cronaca giudiziaria, uso geopolitico e strumenti educativi come la guida su comprare Bitcoin.