Rowe Price e il valore dei titoli azionari

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Articolo dedicato ai metodi di investimento di T. Rowe Price

La nostra sezione dedicata ai metodi per investire non può fare a meno di comprendere Rowe Price e i suoi brillanti contributi agli studi sulla scelta delle migliori azioni da comprare in Borsa.

Avrete la possibilità di conoscere un metodo comprovato e metterlo in pratica sulle piattaforme trading che preferite. Se vi interessa comprare azioni online, oggi c’è l’opportunità di comprarle senza commissioni tramite la piattaforma eToro (accedi qui).

Il metodo d’investimento di Rowe Price

Morto nel 1983, T. Rowe Price fu un investitore di successo. Questa non è una semplice opinione ma storia, confermata dai numeri e dai risultati ottenuti sul lungo periodo (il dato più importante).

L’approccio di Price ai mercati era lo stesso dei proprietari di aziende di successo i quali si concentravano sulla crescita della propria azienda evitando un atteggiamento volto a speculare sulla ciclicità del mercato.

La sua teoria si evolve naturalmente nel tempo in quanto i settori in crescita di ieri si presuppone siano diventati i settori stabili di oggi e questo rende ovviamente necessario aggiornare le proprie analisi tecniche e analisi fondamentali ed adattarle alle circostanze attuali e future. Ciò non toglie che l’attenzione dell’investitore deve assolutamente e sempre focalizzarsi sulle azioni in crescita.

Beh, direte, non è certo una grande scoperta. Attenzione, però, perché a man mano sveleremo tutti i passaggi per definire più profondamente questo concetto, così come inteso da Price.

L’investitore deve avere come principio guida il fatto che “tutto cambia” nella vita reale e così anche nella finanza, proprio come affermava continuamente Price.
Come può quindi un investitore concentrarsi ed identificare le azioni realmente in crescita?

Motivi alla base della crescita dei titoli

Il motto di Rowe Price era:

“Se crescono gli utili, cresce il valore di mercato”.

Se ci pensiamo, non è distante da quanto abbiamo visto a proposito di Warren Buffett, che ha sempre tenuto conto delle caratteristiche della società, della sua efficienza e risultati di bilancio.

Lo studioso analizzava tutte le società presenti nel listino senza alcuna distinzione e basando la sua ricerca sulla teoria dei cicli di vita delle aziende ovvero:

  • Crescita
  • Maturità
  • Declino

I passi da seguire nella scelta di un titolo azionario individuando possibilità di guadagno e basso rischio si basano sullo stabilire se la tendenza sul lungo periodo degli utili è in crescita.

Come stabilire il miglior momento per investire in una società?

Rowe Price mette ein evidenza che il momento migliore per investire in una società è quando queste è quando è ancora relativamente piccola e “sconosciuta”, ovvero prima che i suoi titoli abbiano già guadagnato la ribalta e l’attenzione dei media.

Questo ragionamento può apparire ovvio ma se contestualizzato nella realtà dell’epoca in cui Price lo sviluppò – parliamo pur sempre degli anni ’40 –risulta rivoluzionario, in quanto gli investitori preferivano un rendimento “sicuro” cercando di investire in società che offrivano alti dividendi.

Andando controcorrente, T.Price oltre a concentrarsi sulle piccole aziende, individuò negli alti dividendi delle grandi società un pericolo latente per la loro crescita, in quanto sul lungo periodo la reale crescita delle società poteva essere fiaccata e soffocata dallo stacco di dividendi così alti.

Dopo un periodo di deflazione dovuto alla Grande Depressione degli anni post ’29, Price ebbe il merito di intravedere il reale pericolo della crescente inflazione ovvero l’esatto opposto di quello che stava accadendo allora.

Acquistare titoli azionari in crescita

Thomas Rowe Price Jr. ha iniziato la sua carriera negli anni ‘20 come ricercatore e account manager entry-level presso intermediari nell’area di Baltimora, ma all’epoca non aveva gradito i modelli operativi delle aziende orientate alla vendita e così fondò la T. Rowe Price & Associates nel 1937.

Price era un attento osservatori dei titoli azionari ed in particolare mostrava un occhio di riguardo per quei titoli lontani dalle luci della ribalta e che apparivano trascurati, questo perchè il suo principale obiettivo era individuare titoli con un grosso potenziale di crescita.

Ma come riuscita Price a individuare i titoli azionari in effettiva crescita?

Per fare questo, oltre ad uno spiccato spirito di osservazione, utilizzava alcuni tra i più noti parametri di analisi tra cui il ben noto rapporto p/e (price/earnings) che però valutava unitamente all’osservazione dell’andamento storico del titolo.

La media storica, basata su decenni di dati acquisiti, segnava per lui il livello per cui un titolo meritava o meno la sua attenzione:

  • Titoli al di sopra della loro media storica, avevano un potenziale di crescita poco interessante
  • Titoli al di sotto della loro media storica, avevano un potenziale di crescita interessante

Nella sua analisi T.Price osservava anche fattori quali:

  • Influenze sociali
  • Movimenti politici
  • Cambiamenti di politiche economiche

I settori di crescita

Si concentrava oltre che sul mercato in generale, su quegli specifici settori che avrebbero tratto sicuro vantaggio nell’arco di qualche anno da quei cambiamenti sopra citati.

Appare chiaro che Price quindi non era solito valutare titoli azionari in una prospettiva di breve termine, con qualche rara eccezione. Quindi, possiamo definirlo dedito a previsioni di lungo termine ed è anche in tal senso che dobbiamo considerare il suo metodo d’investimento.

Un esempio del suo operato fu la sua previsione – parliamo degli anni ’60 – secondo cui l’inflazione in fase di accelerazione avrebbe garantito una forte crescita per il settore delle risorse naturali e sulla base di questo istituì il New Era Fund.

Sviluppò un metodo ordinato per osservare le aziende suddividendole per settore di crescita e prendendo in considerazione due dati fondamentali quali i volumi scambiati e gli utili.

Questo metodo gli consentì, negli anni ’70, di anticipare una delle peggiori inversioni di tendenza mai viste, attuando scelte che possono sembrare semplici ma pur sempre frutto di attenti studi come ad esempio decidere di non investire nel settore ferroviario con utili in crescita ma volumi di scambio in diminuzione (meno miglia percorse dai passeggeri) e schierarsi a favore del settore energetico con sia utili che volumi in crescita. Una storia che, ripetiamo nuovamente, ricorda per certi versi quella di Warren Buffett.

Dirigenti e ambiente: la valutazione di un’azienda

L’espressione “il pesce puzza dalla testa”, ben nota non solamente nei mercati rionali, rende l’idea sull’ importanza che riveste l’individuo – o il gruppo – che si occupa della gestione manageriale di un’azienda. Questo è senza dubbio uno dei fattori che Price considerava fondamentale valutare alla volta di prendere in considerazione l’acquisto dei titoli di un’azienda.

Il suo ragionamento, per altro assolutamente logico e condivisibile, era che un buon gruppo manageriale avrebbe potuto gestire momenti di difficoltà ed aumentare le possibilità di successo dell’ azienda presa in considerazione, rendendone quindi i titoli appetibili. Insomma, immaginiamoci un’azienda in difficoltà e qualcuno che deve riuscire a risolvere la situazione. L’uomo conta eccome, perciò più preparati sono i manager, più probabilità avrà quell’azienda di risollevarsi.

Quali aspetti facevano di un gruppo manageriale, secondo Price, un buon gruppo manageriale? Ecco dieci elementi analizzati da T.Price, i primi 4 relativi al management:

  1. Partecipazione attiva dei dirigenti;
  2. Interessi attivi nel capitale azionario della società, non limitato a stipendio o pensione;
  3. Fiducia dei dirigenti nei propri dipendenti;
  4. Buona politica di ricerca e sviluppo e chiare prospettive di crescita;
  5. Buon capitale che conferisce stabilità finanziaria alla società affinchè possa superare un eventuale periodo di utili negativi;
  6. Margine di profitto superiore alla media del settore dell’azienda ed una tendenza in crescita; (Un margine di profitto favorevole rispetto al settore fornisce un’indicazione del vantaggio competitivo della società rispetto alla concorrenza. Un andamento positivo dei margini di profitto fornisce un’indicazione della forza dell’amministrazione e della sua capacità gestionale nel tempo.)
  7. Focus sullo sviluppo di nuovi prodotti, apertura a nuovi mercati e rivalutazione dei prodotti esistenti;
  8. Concorrenza non troppo elevata;
  9. Rapporto rendimento/capitale investito in crescita sul lungo periodo. Capacità di riduzione dei costi di produzione in modo da consentire espansione su nuovo mercati; ( il rapporto rendimento/capitale investito rappresenta i guadagni netti divisi per il capitale totale, che è la proprietà degli azionisti più le azioni privilegiate e le passività a lungo termine. Fornisce un parametro per misurare l’uso efficiente del capitale effettuato dall’amministrazione)
  10. Buona relazione tra management e dipendenti, il cui tetto stipendi non superi l’ammontare delle entrate lorde, garantendo flessibilità e capacità di adattarsi da parte della società alle fluttuazioni di settore.